IL MEZZOGIORNO D’ITALIA DEVE RIPARTIRE DALLA PRODUZIONE DI BORSE

Mi chiamo Ornella Auzino e mi occupo di produzione di borse conto terzi a Napoli.
Sono una figlia d’arte perchè mamma ha sempre cucito e papà dirigeva l’azienda fino a qualche decennio fa.
Sono cresciuta in fabbrica, nella periferia di Napoli, ed ho vissuto tutte le evoluzioniste ci sono staterelli ultimi 30 anni.
Da piccina giocavo tra i carrelli e le pelli.
Gli operai mi coccolavano e riuscivo ad addormentarmi con gli assordanti rumori delle macchine.

Così comincia il mio contributo ad uno degli eventi creati durante l’apertura dell’84^ edizione della Campionaria Internazionale Generale della Fiera del Levante: Dalla Puglia, Terra Madre che accoglie, 100 donne lanceranno un Piano Operativo per la ripresa del Sud Italia e del Mediterraneo, per riattivare i settori più colpiti dalla crisi COVID-19 e combattere quel divario di genere che si è acuito. (fonte: https://fieradellevante.it/notizia/1314 ) 

Ho conosciuto al promotrice di questo progetto, Annamaria Ferretti, su uno dei social che utilizzo di più, Linkedin.
Uno scambio di idee e qualche messaggio. Valori comuni da donne del SUD abituate a lottare contro i pregiudizi e la carenza di infrastrutture, che non permettono adeguati spazi di supporto statali per chi deve e vuole lavorare.

Il lavoro è tema centrale di tutte le agende in questo periodo, ma il Covid ha solo enfatizzato problema che va avanti da anni e  che nel sud genera un tasso di emigrazione altissimo rispetto alle altre parti del paese. Emigrazione verso l’estero, come è successo quasi quindi anni fa a mio fratello che è andato in Australia e molta anche eterna all’Italia, dove tanti giovani vanno al nord per lavorare.

Siamo figli di ignoranza e di una classe imprenditoriale colpevole per non aver sollecitato la politica a fare il suo dovere ed impegnarsi, anche dopo il voto, a far ottenere i giusti servizi ai territori svantaggiati: strade, asili, scuole professionalizzanti, infrastrutture, fibra e così via. Ci sono intere aree del Sud completamente isolate e che creano difficoltà per reperire investimenti privati, perchè non c’è sicurezza sugli stessi.

In questo caos tante donne come me stanno provando. a dare il loro contributo alla società, per garantire un futuro ai nostri giovani ma soprattutto un presente degno di una società civile in cui viviamo ed operiamo.

C’è bisogno di più scolarizzazione e più sostegno alle nuove forme di istruzione, che possano dare opportunità reali per il futuro lavorativo ed innalzare certi lavori, come quello dell’operaio di pelletteria,  dai un livello più alto di specializzazione e di percezione.
La pelletteria e le produzioni di borse sono la mia battaglia per sostenere tutto questo.

La pelletteria e le produzioni di borse hanno una tradizione antica che in Campania, ed hanno visto numerose evoluzioni.

Un settore altamente qualificatomi che è stato valorizzato poco o niente. La situazione è completamente degenerata quando queste terre sono state associate alla contraffazione, diventando un polo mediatico di malcostume e sottosviluppo.
Per questo, quando si sente parlare di Mezzogiorno D’Italia si è portati a pensare che sia la parte meno produttiva del paese.

Questa parziale valutazione ha generato per molti anni dei falsi miti, facendo dimenticare o coprire da un velo, l’anima estremamente manifatturiera del Sud.

Mi batto da anni per raccontare anche un’altra verità che a molti fa comodo far finta che non esista.

Non so a quanti è noto che la regione in cui vivo e svolgo l’attività di produzione di borse conto terzi, la Campania, è uno snodo produttivo fondamentale per i brand del lusso ( Un articolo in cui ne parlo: PERCHÉ NESSUNO CONOSCE LA PELLETTERIA NAPOLETANA?)
Sul territorio ed in particolare nelle province di Napoli e Caserta, vengono prodotte Borse, Scarpe, Cinture e Portafogli per le griffe internazionali.

Producono qui:
Gucci, Prada Ysl, Bottega Veneta, Dior, Chanel, Louis Vuitton, D&G, Versace, Celine, Balenciaga, Montblanc e Ferragamo, per citarne alcuni.

Buona parte dello sviluppo del territorio è stato favorito all’avvento dell’alta velocità ferroviaria ed il potenziamento dell’aeroporto di Capodichino, ad esempio, che hanno reso molto più semplice il raggiungimento delle fabbriche per gli ispettori delle firme che hanno, il più delle volte, la sede in Toscana e Lombardia.

C’è però un collo di bottiglia che si fa fatica a risolvere ed è quello della mobilità interna.
Una volta arrivati alla stazione ferroviaria o all’aeroporto non ci sono collegamenti da e per le zone produttive.
Questo implica dover utilizzare autoveicoli propri: soluzione adottata anche da chi lavora nelle aziende.

La pelletteria ha un indotto enorme e in questa crisi profonda, che stiamo attraversando, con non pochi problemi, c’è bisogno di far diventare la pelletteria un asset fondamentale da cui ripartire e aumentare gli  investimenti di sviluppo.

La Manifattura Italiana deve ripartire dalla Manifattura Meridionale e sviluppare qui tutti i poli strategici di scambio:

  • Porti
  • aeroporti
  • treni veloci
  • migliori collegamenti stradali interniAbbiamo un’occasione storica che potrebbe rivoluzionare anche il concetto di Made in Italy nel mondo.

Al Sud la maggior parte delle aziende ha una tradizione familiare ed il lavoro che si svolge nelle fabbriche può diventare l’opportunità per non far scappare i nostri giovani all’estero e per evitare la migrazione interna, verso il nord.

I Pellettieri Meridionali possono diventare scuola di mestieri che si stanno perdendo.

Negli anni, in nome del progresso tecnologico nelle grandi fabbriche si stanno affiancando sempre di più i tecnici di pelletteria agli ingegneri.

I tempi di produzione sono diventati l’unico obiettivo di molti brand e questo fa perdere l’occasione di sviluppare le competenze.

La nostra catena di montaggio non può essere soltanto comparata a quella dell’automotive, a cui ambiscono le grandi aziende di produzione per le griffe.

Nella pelletteria l’alternativa a questo è necessariamente la piccola azienda.

Il problema che c’è in questo periodo è che chiuderanno numerose aziende per cali di lavoro e mancanza di nuove opportunità.

Come creare nuove opportunità?

Il mondo però è ricco di brand che devono produrre e creare un collegamento tra domanda ed offerta, senza passare per intermediazione di altri siti produttivi, può essere lo snodo fondamentale.

POSSIBILI SOLUZIONI?

  • Una defiscalizzazione per chi rientra con le produzioni dall’estero e decide di produrre qui, con l’obbligo di non poter andare via alla fine degli incentivi
  • Il censimento della filiera produttiva e vigilanza su di essa.
    Aldilà delle camere di commercio, chi sa davvero quante aziende producono borse per una determinata Griffe?
  • L’apertura di scuole istituzionali che diano la possibilità ai giovani di studiare pelletteria e poter fare percorsi di alternanza con le aziende del territorio.

Avere istituti pubblici che affiancano quelli privati aiuterebbe ad aumentare anche il valore percepito del lavoro di operaio.

Il Mezzogiorno Italiano ha bisogno di ripartire dalle fabbriche e la politica può seminare inuma terreno fertile.
Lo Stato può aiutare gli Imprenditori a sentirsi parte di questa rinascita e costruire così un futuro migliore.

Il Sud ha bisogno di fiducia e di investimenti importanti.

Sono convinta che questo è il momento per iniziare a produrre sempre di più e sempre di più al Sud.
Le nostre borse, scarpe, cinture possono diventare il nostro riscatto Sociale.

Io resto qui a combattere e spero di avere il vostro sostegno.

Con profondo amore per la fabbrica e la mia terra.

Ornella

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