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La Manifattura Italiana e gli intermediari: Cosa accadrà?

La Manifattura Italiana per me rappresenta un insieme di opportunità da cogliere e di altre mancate.
Da anni mi occupo di produzione di borse conto terzi, borse per altri e ho avuto contatti con numerosi brand, ma non è così semplice come sembra.

Il mondo dei fornitori della pelletteria è stato da sempre accompagna da una figura più o meno discussa, che è l’Intermediario.

Prima di portarti con me in questo viaggio nei meandri della pelletteria, voglio raccontarti qualche pezzo della mia storia che trovi spiegata nei dettagli in un libro che ho pubblicato qualche tempo fa: LE MIE BORSE 

Io di “covid” , di situazioni difficili nella mia vite, da rimanere senza lavoro e senza soldi ne ho vissuti altri due.
Tra il 1998 ed il 2000 l’azienda di famiglia subisce un tracollo finanziario ed io mi trovo a gestire una situazione completamente nuova e agghiacciante: PERDERE TUTTO.

Perdere soldi, amici e futuro. Nonostante tutto e le difficoltà ho provato mille strade per non arrendermi.

La vita però è un’insegnate esigente e nel 2013, quando ero rientrata da qualche anno in azienda, tra mille peripezie, mi mette davanti un’altra situazione complicata.
Faccio delle produzioni di borse che non mi vengono pagate e come se non bastasse gli unici contatti che riesco a reperire sono solo lavori pagati male anzi malissimo.

Decido così di NON accettare più lavori sottopagati e di provare a contattare qualche firma del Lusso direttamente.

Se non conosci la pelletteria ed i suo sistema gerarchico, ti sembrerà normale presentare la tua candidatura ad un brand del lusso ma non lo è.

Per lavorare con i brand del lusso molto spesso, non sempre devi essere “FIGLIO DI”.
Non intendo figlio d’arte perchè anche io lo sono, in quanto figlia di artigiani da più di quarant’anni, ma figlio di qualcuno che possa tramandarti i contatti di lavoro.

Altri metodi sono di arrivarci attraverso la presentazione di una conceria, un rivenditore di attrezzature o un accessorista. Non ci sono stecche o tangenti, ma solo raccomandazioni.

Ci sono delle eccezioni ed io faccio parte di una di quelle, anche se preferirei che fosse buona norma potersi presentare ai brand del lusso.

A me è andata così:

“Ho preferito rifiutare lavori, piuttosto che prendermeli sottopagati”. Silenzio.
Quella era l’ora X. Il momento in cui il piatto della bilancia poteva pende- re da una parte o dall’altra.
A decidere le mie sorti, è stato proprio Alessandro Magno: “Ok, voi non vi fidate e ci sta. Fidatevi di me: io dieci borse gliele faccio provare”.
Peppe Cascella, il tecnico macchine, gli diede manforte: non mi conosceva – disse – ma era pronto a garantire lo stesso per me.
Allora avevo altri meccanici e non avevo mai acquistato macchinari da i Cascella.
Ho cacciato indietro le lacrime, come meglio potevo.
Avevo un groppo in gola, che mi impediva di parlare: gratitudine, felicità, paura… la voglia di ricominciare e di farlo secondo i miei criteri.

Gli intermediari sono buona prassi anche per i brand minori ma molto spesso sono persone estranee al settore che prendono una percentuale sul lavoro che riusciranno a farti fare e spesso la pendono anche dal brand.

Per questo con gli anni ho sviluppato una mia piattaforma online attraverso la quale riesco a mettermi in contatto direttamente con chi vuole produrre borse Made in Italy e non vuole avere intermediari.

Per la Manifattura Italiana la figura dell’intermediario ha sempre avuto un ruolo strategico ma è stato anche fonte di grossi problemi.

Se i brand non selezionano liberamente i propri fornitori, possono accadere una marea di problemi come lavori non consegnati o ancora peggio scandali che macchiano la loro reputazione.

Eh si gli scandali, quanti ne hai sentiti e letti nel corso degli anni?
Fabbriche nei sottoscala, laboratori da Incubo e chi più ne ha, più ne metta.

C’è inoltre una prassi riconosciuta da tanti che se sei un brand e vai a fare il giro delle fabbriche per avere i preventivi sulle produzioni, la scena che si realizza è sempre la stessa: Vieni da me e chiudiamo un prezzo, poi vai da un altro e quello ti abbassa il prezzo di 5 € e vai ancora da un altro e ti abbassa il prezzo ancora di altri 5 €.

Il risultato anche in questo caso è di avere lavori non consegnati e scandali che macchiano la reputazione del brand.

Insomma sempre la stessa musica.

Così siamo arrivati al 2020 con tutta una serie di barriere strutturali e in aggiunta nel settore della pelletteria non c’è mai stata cooperazione, come ti ho descritto sopra.

Guerre sanguinarie si sono fatte tra terzisti della manifattura italiana e il risultato è che non abbiamo la giusta attenzione.

C’è poi la pecca delle firme del Lusso che non hanno mai raccontato la filiera a dovere. Questo ha generato ignoranza e distorsioni varie. Ci sono molte persone che non sanno che a Napoli si producono i brand del lusso. In tanti non sanno che i brand del lusso non hanno solo fabbriche loro. Quando si pensa alla pelletteria, si associa sempre al falso. Insomma un bel casino da cui è difficile venirne fuori.

Tutto questo mancato racconto ha dato come risultato che il settore manifatturiero della moda italiana non è tutelato a dovere. Mancano politiche chiare e di supporto soprattutto in questo 2021.

Un grido d’allarme è arrivato dal CEO di Gucci Marco Bizzarri che dice in un’intervista:

“Quello della moda-lusso è un settore molto legato ai territori, visto che lavora attraverso le filiere produttive, ed è un comparto che ha molto sofferto durante questi mesi. Si stima che il Covid porterà alla chiusura di quasi un terzo delle imprese del settore. «Il rischio è evidente ed è dato dalla frammentazione della moda italiana dove la gran parte dei laboratori ha meno di 10 dipendenti — dice il presidente e ceo di Gucci ” ( fonte: CORRIERE.IT )

produzione

Chiede in sintesi il sostegno dello Stato ma ancora di più un progetto di tutela e rilancio della Manifattura Italiana.
Questo perchè inevitabilmente i brand possono fare la loro parte ma non possono sostituirsi appunto allo Stato.

L’aiuto sarebbe strategico in quanto aiuterebbe tantissime aziende che producono conto terzi a continuare a pagare le tasse in Italia, ad incentivare gli investimenti dall’estero e a consolidare una posizione nella manodopera di fascia alta, nel panorama mondiale.

Per incentivare gli investimenti dall’estero sarebbe opportuno studiare delle norme ad hoc di tutela per chi viene a produrre e una defiscalizzazione per i brand che decidono di farlo in Italia, per più d tre anni.

Le mie sono solo idee e buoni propositi che continuo a condividere sui miei canali social e su questo blog.
So bene le difficoltà che esistono e quanta poca innovazione c’è nel settore manifatturiero.
Ti ho descritto i metodi per trovare un terzista e sai bene che nel 2021 l’unico intermediario dovrebbe essere il web e non “l’amico dell’amico” o il tizio che ti vende pelle, per dire.

Ognuno dovrebbe tornare a fare il proprio lavoro, al meglio possibile e con le condizioni socio economiche più favorevoli allo sviluppo di un polo strategico del lusso e non di semplice filiera per i brand.

Un salto di qualità che avverrà anche quando si certificherà la filiera e si cominceranno a raccontaretuztti gli attori che ci sono dietro alle quinte.

L’unico modo di combattere il brutto è seguire la strada del bello e del legale, cercando di essere in tanti a percorrere questa strada.

Spero che questo articolo ti sia stato utile.
Aspetto un tuo commento o se preferisci una mail ad info@ornellaauzino.it

Ci vediamo presto

Ornella

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