Ecco rivelata la semplice mossa che può cancellare l’87% delle truffe sul taroccato e far impennare il valore del Made in Italy in un colpo solo

Ecco rivelata la semplice mossa che può cancellare l’87% delle truffe sul taroccato e far impennare il valore del Made in Italy in un colpo solo!

Se stai leggendo questo blog, se hai già letto articoli che ho scritto significa che sei appassionato del settore, che ti interessa quello che c’è dietro e che non ti basta guardare un prodotto e dire: “beh si, carino dai”. No!

Tu vuoi capire, afferrare i concetti che ci stanno dietro, fare scelte consapevoli. Insomma tu vuoi di più. Ecco io anche.

Sono Ornella Auzino e mi occupo di borse da tutta la vita. Sono in questo settore da quando avevo il pannolino. Eh no, non sto scherzando, mia madre mi allattava fra una selezione di pelli e l’altra.

Quando avevo 9 anni, io e mio fratello giocavamo a nascondino tra i macchinari per la lavorazione e quando mi nascondevo dietro gli scatoloni pronti per essere spediti a Milano devo ammettere che non mi trovava mai. Quando ho deciso che avrei fatto questo lavoro ero già grande, mi ero allontanata per un po’, perché i dubbi e le paure mi stavano assillando.

Frasi come: “è un mercato difficile”, “non so se ce la farò”, “e se poi le cose non funzionano?”.

Quando nessuno sa che esisti è difficile andare avanti. Non diciamoci bugie. È da quando siamo piccoli che vogliamo riconoscimento. A volte sembra quasi che la qualità di quello che facciamo esiste davvero solo se qualcun altro lo conferma.

Quando ero piccola mi ricordo che facevo dei bellissimi disegni (“oddio avevo 8 anni, non pensare a Leonardo“) e li guardavo compiaciuta per qualche istante, ma poi non mi convincevano, MAI. Allora mi giravo a destra e sinistra, mascheravo la mia contentezza e dicevo:

Cosimo, guarda, devo rifare tutto, è bruttissimo

Ma no è bellissimo! Come hai fatto a farlo così bello?

Ecco a quel punto il mio disegno era bello anche per me.

Che i colori erano scelti bene, che il tratto era abbastanza dritto (“ripeto avevo 8 anni!!!”), ecco a quel punto lo vedevo anche io e tutta compiaciuta andavo a casa a sbandierare quel disegno che Cosimo (“noto esperto d’arte“) aveva affermato essere bello.

Non è che cambia molto quando cresci. Il riconoscimento lo vuoi sempre e comunque, quello che cambia è il perché lo vuoi.

Lavorando come terzista ho imparato che il mio successo non dipende dai “grazie” o dai “brava”, ma che va cercato nel successo del brand per il quale produco. A dirla tutta noi terzisti siamo praticamente invisibili. Quindi a sentire elogiati i miei meriti ho rinunciato già da bambina.

Quando proprio ne ho bisogno mando una foto al mio vecchio amico con qualche borsa e mi sento dire “brava” “complimenti”, oppure preparo una torta a mia figlia e l’autostima sale sempre.

A parte gli scherzi, una volta cresciuti si è più consapevoli del proprio lavoro, della propria bravura e competenza e non è necessario che siano gli altri a dircelo.

OK Orny, quindi non ho capito: Cosimo era un bravo e caro compagno di banco, tua figlia è golosa e..?

Sempre impaziente tu eh?!

Quello che vorrei davvero dirti è questo:

È necessario che i Brand riconoscano il lavoro dei terzisti, mettendone nome e cognome nero su bianco!

OK ora sono davvero confusa, non avevi detto che non era più necessario il riconoscimento, perché sei bella e cresciuta e non ti serve che qualcuno ti dica brava???

Contrasta le imitazioni e sostieni il Made In Italy

Sì l’ho detto e ti fermo prima che tu parta in quarta: non sono impazzita, non sono bipolare. Non voglio il mio nome scritto da qualche parte per sentire appagato il mio ego. Sono un’imprenditrice napoletana, lotto tutti i giorni per fare il mio lavoro bene e onestamente, non mi serve che qualcuno mi dica che sono brava.

“Ok Orny, quindi? Non ti seguo davvero questa volta, cosa vuoi dirmi?”

Ecco la truffa che subisci tutti i giorni e che non riesci nemmeno a vedere.

Cosa? Che truffa?

Ogni giorno sul mercato girano tante di quelle borse tarocche che se le mettessimo tutte vicine probabilmente occuperebbero tutta la Campania.

EH, lallà…esagerata

Ti assicuro che è così, ne girano tantissime, tu forse non te ne accorgi perché alcune sono fatte davvero bene, cioè sembrano proprio originali. A un occhio esperto come il mio non sfuggono queste cose, ma ti assicuro che ci sono delle volte che vorrei quasi avvicinarmi a chi le vende e fare come al ristorante:

“Scusi, può fare i miei complimenti al falsario?”

Ci scherzo su per non piangere sinceramente, perché con tutto l’impegno e l’amore che ci metto pensare che il primo che passa si chiuda in uno scantinato con due disperati e pensi di poter fare borse, ecco questo mi fa venire voglia di piangere.

Vabbè Orny, ma non serve abbattersi.

Lo so, lo so anche io e, infatti, ho deciso di rimboccarmi le maniche, uscire dall’ombra e spiegare a tutti quelli che si interessano di questo settore che c’è molto di più dietro gli altarini.

Per questo ho scritto, registrato video e ho ancora molto altro in mente per insegnare alle persone come distinguere un falso, come comprare originale, in poche parole come:

sostenere il VERO Made in italy

Insegnare alle persone cosa e come comprare è utile certo, serve, MA NON BASTA.

Chi compra, il cliente finale, può fare molto certamente, ma non può essere esclusivamente responsabilità sua salvare il MADE IN ITALY!

Le aziende devono ASSOLUTAMENTE FARE LA LORO PARTE. Non basta che appiccichino un’etichettina chiudendo gli occhi per cambiare la situazione. E mi riferisco anche a tutti i controlli e i certificati che producono.

OGGI NON SONO PIU’ SUFFICIENTI!

Contrasta le imitazioni e sostieni il Made In Italy

Si hai capito bene, perché anche se hanno 29.897 certificati di provenienza e qualità, la verità è che non servono davvero a niente!

Ma scusa, Orny, spiegami meglio. Vuoi dire che i brand per cui anche tu produci non dicono niente? Non cercano di opporsi a questo dilagare di falsi?

Eh, guarda, la risposta che posso darti è: “Sì e No“.

In due parole, quello che fa ogni Brand è certificare, attestare, documentare, insomma produrre materiale che dica: Sì questo è un mio prodotto ed è fatto in Italia al 100%

E non basta scusa? Cosaltro ci vuole?

No, non basta e ti spiego subito perché.

Un’etichetta non è abbastanza, un’etichetta si può falsificare, come tutto il resto.

Vabbè ma se non servono i certificati, scusa cosa serve allora?

Vuoi sapere qual’è la vera soluzione che può salvare il Made in Italy?

Te lo dico con tre parole

SERVE LA FACCIA!

No, non è che sono una gnocca e il mio viso può salvarci dal tarocco, ma METTERCI LA FACCIA, quello sì. Il problema è che i brand hanno paura, perché la gente non capisce. Il 99% delle persone posso scommetterci che non lo sa che le borse le fanno i terzisti, pensano che Gucci, Prada e via dicendo abbiano la loro fabbrichetta dove producono le loro cosine.

MA NON È COSÌ!

E non c’è niente di male ad affidare la produzione ad altri, competenti e perfettamente consapevoli di quello che fanno. Ma la mancanza di conoscenze su questi temi ha fatto esplodere come una bomba l’idea che le case di moda sono brutte e cattive perché fanno rincaro su un prodotto che gli costa poco.

Se le persone sapessero che dietro a quelle borse ci sono artigiani, professionisti “ipercompetenti” non gli frullebbero in testa certe idee. D’altra parte se le facce di professionisti come me venissero fatte emergere dall’oscurità e messe in prima linea le persone acquisterebbero con più serenità.

Questo tipo di meccanismo farebbe crollare le truffe, che si basano sulla mancanza di informazioni e di chiarezza.

Scusa se mi sono infervorata, ma sudo 789 camicie su ogni singolo pezzo che esce dalla mia fabbrica, capirai che l’argomento mi tocca e non poco”.

Immagino che tu, come me, come tutti, ci tieni che il tuo lavoro venga riconosciuto, ma io non lo faccio per gonfiare il mio ego, ma perché voglio sinceramente che il Made In Italy risorga dalle sue ceneri e ritorni ad avere il valore di un tempo. Per farlo ho bisogno che queste informazioni si diffondano il più possibile, quindi oggi non ti sto insegnando qualcosa, oggi non ti parlo come “qualcuno che ne sa”.

Oggi ti sto chiedendo aiuto! Aiutami a diffondere questi valori e queste idee, aiutami a far sentire la voce di chi crede davvero in questo paese e vuole vederlo crescere sempre di più.

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