LA PROVENIENZA NON E’ SINONIMO DI QUALITA’: COSA SI NASCONDE DIETRO AL “MADE IN ITALY”?

Immaginati in un negozio di scarpe. Ce ne sono molte, ma una,
particolarmente ti ha colpito.
Allora la provi ed è proprio il tuo numero.
Ma prima di andare alla cassa, con brevi movimenti, quasi furtivi,
giri una delle scarpe tra le mani: vuoi leggere dove è stata
prodotta.
E speri vivamente di non trovare “Made in Prc” (repubblica popolare
cinese).

Eh sì, il Made in China è diventato, nell’immaginario collettivo, il
sinonimo per eccellenza del sotto-prodotto, della scadenza in
pratica.

Al contrario, la dicitura Made in Italy ci tranquillizza, ci dà il via
all’acquisto: è diventato, a tutti gli effetti, una garanzia.

MA FATTO IN ITALIA, NON SIGNIFICA FATTO “BENE”

Il tranello della provenienza ci imprigiona in una
schematizzazione errata.
Non è detto, infatti, che un prodotto fabbricato in Italia risponda a
tutti i canoni che richiede la qualità. E non solo.
Esistono molte aziende, in Italia, che non rispettano gli standard,
che non tutelano i loro dipendenti, che non lavorano secondo le
leggi vigenti.
Infatti, finora, non è stato ancora possibile munirsi di tutti gli
strumenti per certificare il Made in Italy. Quello reale, quello che
prevede l’Alta Qualità.

E vi dirò di più: in Cina esistono molti luoghi di produzione
altamente qualificati, in cui, paradossalmente, vi è più controllo
che in Italia.

Sapere un prodotto dove viene fatto, non vuole dire sapere
come è stato fatto.

COME FACCIO A FIDARMI?

La fiducia non è come la fede (anche se qualcuno vuole farcelo
credere), per cui non ci si fida ciecamente
bisogna, anzi, vedere.

Ma è difficile che un produttore vi faccia entrare, senza problemi,
nella propria fabbrica… per vedere: e così diventa facile vendersi il
Made in Italy, come sinonimo di qualità.

Ed è per questo che molte aziende hanno scelto di far entrare le
telecamere nelle sedi produttive prima di iniziare la nuova linea, o
anche, di girare con il proprio cellulare: non importa se è un video
amatoriale, importa che le persone entrino in quel luogo e vedono
chi sta fabbricando la loro borsa.

Certo, questa non è una prova assoluta di garanzia, circa il
materiale usato, le tecniche, le cuciture, i diesgni…
ma c’è un gesto in particolare che deve far pensare: quello di
metterci la faccia.
L’azienda in questione si sta presentando, sta uscendo fuori…
mettendosi in gioco. E alla bassa qualità non piace pubblicizzarsi, al
contrario, ama la penombra.

Tutto ciò, aldilà delle certificazione e dell’assetto legislativo, già
ampiamente controllato dai brand di lusso, per quanto riguarda le
proprie filiere, costantemente supervisionate.

Per cui, da oggi non vi lasciate influenzare dal Made in Italy. Andate
oltre, scegliete la qualità

Tu pensi che la provenienza sia sinonimo di qualità?

Aspetto i tuoi commenti.

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Ornella Auzino

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