PELLETTERIA: I TOSCANI SONO PIU’ BRAVI. LA MIA CRITICA A NAPOLI

Senza censure, oggi, voglio rivelarvi un sentimento; non è un sentimento chiaro, al contrario, è piuttosto confuso. E’ la tipica ricetta caotica, conosciuta come ODIO&AMORE. Scritto così, può sembrare il nome di un brand. E’, invece, il sentimento che lega Napoli alla Toscana e, nello specifico, a Scandicci.

Poco tempo fa, ho incontrato un articolo sul web: “Firenze capitale della pelle”.

Non vi nascondo che quando leggo della Toscana, come sede mondiale della pelletteria Made in Italy, sotto sotto, Rosico.

Sì perchè, come sapete, sono anni che mi batto per dara alla Pelletteria Napoletana, il riconoscimento che merita. E, nonostante riconosco alla Toscana grandi meriti e grande spessore, trovo che la nebbia in cui vive la nostra pelletteria, riesce a negarci un’eccellenza importante. Di chi è la colpa?

Prima di decretare i colpevoli dei nostri fallimenti produttivi, è necessario analizzare i meriti della pelletteria Toscana.

QUALI SONO I PUNTI DI FORZA DELLA TOSCANA?

Non intendo cimentarmi in analisi tecniche o manifatturiere, le quali, nello specifico, andrebbero a riguardare la manodopera, i macchinari utilizzati e via dicendo.

Sarebbe, piuttosto, complicato andare a scavare in questo ambito e tracciare un parallelo tra i diversi approcci funzionali e tra le diverse scelte che si possono fare circa la produzione.

Elencherò, invece, alcuni punti nevralgici che ritengo vincenti nella produzione toscana e che, soprattutto, rappresentano gli anelli mancanti al nostro sistema, ossia alla Pelletteria napoletana.

1. GIOCO DI SQUADRA

 

Essere in tanti e lavorare “alla stessa maniera”, attira Buyer da tutto il mondo. E questo i toscani l’hanno capito.

Hanno capito che costruire una Rete è, decisamente, più produttivo che farsi la guerra in trincea, in cui anche chi vince, alla fine, torna a casa più povero.

Sono consapevole che, anche lì, esiste una fetta ampia di imprenditori irregolari, di trasgressioni e di competizioni sleali, in un certo modo…

Tuttavia, credo che abbiano acquistato, però, la capacità di andare Oltre al proprio Ego, per fare Squadra e prendere di più: generare fiducia.

La creazione di un Polo di produzione, inevitabilmente, accresce l’autorevolezza delle aziende e la fidelizzazione da parte dei Brand, i quali si sentiranno protetti dagli argini di un Porto Sicuro.

Il Porto rappresenta una zona sicura, ma allo stesso tempo Aperta. Aperta alla cooperazione.

Cosa accade, invece, quando anziché costruire un porto, si decide di alzare le mura?

Si resta Soli. Isolati dal mercato globale delle grandi produzioni e intenti a badare al proprio piccolo spazio vitale. E’ questo che accade a Napoli, ahimè.

Non esiste una Rete, non esiste il Dialogo. Non esistono saldi rapporti tra i produttori che possano permettere una collaborazione solidale e pronta ad accogliere i grandi Brand.

Su questo versante, purtroppo, c’è molto da lavorare.

 

2. LA PROFESSIONALITA’

 

 

Senza dubbio, anche in quest’ambito e anche in Toscana, si possono trovare delle falle o dei comportamenti fuori le regole, ma, ora stiamo parlando del buono.

Stiamo parlando dell’approccio efficente che le aziende hanno nei confronti dei dipendenti, dei clienti e  degli Enti Statali.

Con questi ultimi, in particolar modo, vige una sorta di Interazione, la quale, si contrappone all’antagonismo che, troppo spesso, esiste tra i due attori: imprenditori e Stato.

Portare avanti l’azienda rispettando orari, remunerazioni e diritti degli operai, inoltre, significa permettere alla tua impresa di prosperare, assieme alle persone che la compongono.

Garantire, invece, al cliente i tempi di cosegna, gli standard di qualità e la lineare esecuzione del progetto, significa acquistare la sua fiducia, assieme a quella di altri Brand che, da lì a poco, decideranno di commissionarti il loro lavoro.

Ancora. Investire sul know-how e sulla formazione, significa raggiungere livelli di qualifica sempre più alti e, di conseguenza, processi più performanti.

Tutto questo non può che arrecare benessere alla Comunità, poiché si starà alimentando l’intero Sistema Economico del territorio, grazie ad una Rete produttiva che funziona.

Gran parte di questi Tasselli rappresentano i nostri pezzi mancanti, le lacune che possediamo da molti anni e che lasciano ancora molte tracce visibili, non solo nella pratica produttiva, ma nella sua mentalità.

3. INNOVAZIONE

La politica degli investimenti, si sa, è sempre edificante se attuata nel modo giusto.

E, in questa direzione, la Toscana è stata molto più veloce di noi: senza dubbio il sud Italia non ha la stessa forza monetaria, per quanto riguarda gli investimenti, ma l’innovazione, a volta, prescinde da questo.

Cosa voglio dire?

Che i toscani sono stati più rapidi di noi nel capire che anche la Pelletteria, antica tradizione italiana, è soggetta ai cambiamenti e alle innovazioni: sono partiti da piccoli laboratori di bottega, per arrivare, in poco tempo, ad essere un Polo produttivo avanzato e tecnlogico.

Anche da noi c’è una spinta interessante verso questa strada, ma siamo stati un tantino lenti in questa trasformazione.

…E POI ARRIVO’ LA CINA!

In questo post, andando un po’ contro-corrente, ho voluto evidenziare e denunciare i punti deboli della Nostra Pelletteria: del resto, Chi se non una napoletana può, realmente, effettuare una Critica circa la propria città?

Una città che è stata, per decenni, ampiamente criticata da Parole che, tuttavia, non arrecavano miglioramenti.

Una città portata in giro da giornalisti, opinionisti, criminologi, avvocati, magistrati, pressapochisti…ma, in fondo, una città sola.

E pure, mi ripeto a volte, basterebbe davvero poco. Davvero poco, per lasciare Napoli libera di respirare e libera di potersi rigenerare. Ma deve cominciare da noi, da chi la ama. Da chi produce qui, da chi lavora qui, da chi lotta per autodeterminarsi, da chi la vive, giorno e notte.

Mi vogliate scusare per lo sfogo, ma questo post, come ho scritto al principio, parla anche di sentimenti.

E, a proposito, di sentimenti: cosa proviamo per la Cina?

Domanda ironica, ovviamente.

Ormai la produzione cinese è così prossima, che la reputiamo una cugina stretta, una alla quale non telefoni sempre, ma sai che ti è, ugualmente, “vicina”.

LA TOSCANA CHE RAPPORTI HA CON LA CINA?

Beh, si può dire che la produzione Toscana ha permesso ai cinesi di “invadere” senza guerra. Interi stabilimenti e interi processi produttivi venduti ai cinesi, comprese le Competenze e il Know-How.

Pertanto, sono moltissime le fabbriche in Toscana ormai gestite dagli asiatici, i quali hanno acquistato, dagli artigiani italiani, le conoscenze adeguate per avviare le produzioni.

Ecco, forse, a questo punto, posso affermare che anche Napoli può insegnare qualcosa ai Toscani: il sentimento dell’appartenenza.

Qui da noi, la manodopera pellettiera è una conoscenza tramandata da padre in figlio; le aziende più durature sono, in genere, quelle gestite da intere famiglie pellettiere.

Napoli, per diverse ragioni, non ha permesso agli asiatici di irrompere nelle fabbriche e nella pelletteria; e questo rappresenta un PUNTO DI FORZA.

Quando affermo che qui facciamo il Made in Italy, intendo dire…quello AUTENTICO.

Arrivati alla conclusione, ben tutti sappiamo, che in fondo, Napoli e Scandicci sono figlie alla stessa madre. Sono connesse, se vogliamo, dall’amore per la pelletteria e dalla sua storia.

Per cui, il mio augurio è che tutte le terre meritevoli, da nord a sud, fino al largo del mediterraneo e oltre….Portino luce ai loro Porti e Dignità alla loro gente.

SEI D’ACCORDO CON QUELLO CHE HAI LETTO? SCRIVI QUI SOTTO IL TUO PUNTO DI VISTA E CONFRONTIAMOCI SULL’ARGOMENTO!

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