VICTORIA’S SECRET BAG: MI ASPETTAVO DI PIÚ! LA MIA RECENSIONE

Ero alla stazione di Firenze e mentre andavo verso il mio treno, in vetrina, la vedo.

Mi sono fermata a guardarla e dopo pochi secondi sono entrata nello shop per comprarla. Parlo della pochette Victoria’s Secret e te la presenterò in questo post.

La mia attenzione è stata attirata dai glitter e dai colori dalla borsa: ho pensato che il mio guardaroba avesse proprio bisogno di qualcosa del genere! Una pochette che sia elegante, ma al tempo stesso, briosa e di tendenza.

A dire il vero, non sono un’appassionata di Victoria’s Secret… perchè come saprai, è un brand che ha sempre avuto un pubblico abbastanza preciso: la donna taglia 42.

La mia natura curvy non è mai “entrata” in sintonia con i modelli del marchio americano, orientato ad una langerie per le silhouette piuttosto “delicate”.

Ma il marchio, negli ultimi anni, ha esteso la sua gamma di prodotti, dedicandosi anche agli accessori e ai profumi. È giunto il momento di conoscerlo!

Com’è la mia pochette?

Dove produce il brand?

Prima di rispondere a queste domande, vorrei raccontarti la sua bizzarra storia, al limite di una tragi-commedia di Hollywood.

(GUARDA SUBITO LA MIA RECENSIONE A VICTORIA’S SECRET)

Siamo a San Francisco, nel 1977. Un giovane trentenne, con il desiderio di “intraprendere”, da vita ad un progetto che rivoluzionerà il modo di concepire l’intimo femminile.

L’uomo è Roy Raymond ed è il fondatore di Victoria’s Secret.

Ma prima di creare il brand, Roy impiegherà 8 anni della sua vita per studiare il mercato dell’intimo. Perchè decide di farlo?

Perchè si era accorto, sulla sua pelle, della mancanza, negli Stati Uniti, di un negozio del genere. Infatti, il giovane Roy, intento a cercare un regalo per la moglie, si trovò di fronte a goffi pigiami di spugna e camice di notte con stampe improbabili.

Pensò, quindi, che l’offerta al pubblico, in questo settore, era un tantino datata e priva di qualsiasi appeal.

Inoltre, pensò che un centro commerciale non fosse propriamente il posto adatto per dedicarsi a questo tipo di acquisto.

Pertanto, l’idea di creare un negozio ad hoc per l’intimo femminile, in cui gli uomini non si sentissero a disagio, ma coinvolti dall’atmosfera.

Legno scuro, velluti e paraventi furono gli arredi di Victoria’s Secret, un badoir vittoriano, che richiamava i “segreti” della Regina Vittoria.

Per avviare il progetto, Roy chiese 40 mila dollari ai genitori, ed altri 40 ad una banca. Nel primo anno, Victoria’s Secret incassò mezzo milione di dollari… la somma che servì ad avviare altri 3 negozi.

L’azienda arrivò ad incassare fino a 6 milioni di dollari l’anno, grazie all’aggiunta della vendita per corrispondenza.

Insomma, un vero successo. Un micro-cosmo di stile ed eleganza che non poteva passare inosservato.

LA VENDITA DEL BRAND E LA TRAGEDIA DI RAYMOND…

Nel 1982 Roy Raymond vende, per un milione di dollari, il marchio Victoria’s Secret a Leslie Wexner, creatore di Limited e imprenditore di successo.

Roy, tuttavia, rimarrà per un anno all’interno dell’azienda, come presidente. Poi, decide di uscirne completamente ed investire in un marchio per bambini, a San Francisco.

Purtroppo, il progetto fallisce, andando in bancarotta.

Roy Raymond, nel 1993, si suiciderà lanciandosi dal Golden Gate Bridge.

Leslie Wexner, nel frattempo, aveva trovato il “modo” per espandere il marchio di biancheria in tutto il mondo.

Secondo Wexner, Victoria’s Secret aveva avuto un grosso limite: si era rivolta agli uomini, più che alle donne. E proprio le donne, invece, sarebbero state  il nuovo target di un brand che voleva crescere e rigenerarsi.

  •  Gli assetti dei negozi furono cambiati totalmente: il legno scuro e i velluti lasciarono il posto ad un ambiente più semplice ed accogliente;
  • i prodotti divennero il “desiderio accessibile” di tutte le donne: la langerie raffinata a prezzi più bassi, ampliò il pubblico del brand.
  • il catalogo, più moderno e dinamico, fu pubblicato da diversi megazine di moda.

Le donne iniziarono ad entrare nei negozi Victoria’s Secret; e gli uomini continuarono ad interessarsi al catalogo.

Negli anni ’90 Victoria’s Secret era il negozio di intimo più gettonato degli Stati Uniti, con un fatturato di 5 miliardi all’anno.

Nel 2011 sono stati aperti negozi ai Caraibi, Porto Rico e Santo Domingo; in Europa il primo negozio è stato aperto, nel 2012, a Varsavia, in Polonia, e subito dopo a Londra.

In Italia i primi negozi verranno aperti nel 2015 grazie al Gruppo Percassi, con la vendita di lingerie, pelletteria e prodotti di bellezza. Oggi, in Italia i negozi sono 13, in totale.

Victoria’s secret, come vi ho anticipato in precendenza, ha esteso la sua offerta al pubblico, grazie all’introduzione di numerosi accessori e fragranze. Vediamo assieme la borsa che ho scelto!

ECCO LA MIA BORSA VICTORIA’S SECRET

Ho comprato la mia pochette in saldi, così da poter avere un buon rapporto qualità/prezzo, dal momento che, normalmente, i prezzi del brand non sono bassi!

Due caratteristiche, in particolare, mi sono piaciute subito:

  •  La presenza dei glitter sulla borsa;
  • La forma e la struttura della pochette, la quale risulta molto maneggevole e comoda, anche per un uso quotidiano.

Cerco, come sempre, l’etichetta che mi indichi la sede di produzione; la trovo. La borsa è MADE IN CHINA.

Come spesso sottolineo, non ho nulla contro la produzione offshore, soprattutto se si tratta di marchi internazionali ben strutturati che attuano una costante supervisione sul lavoro.

(Al contrario, se un brand è italiano sarebbe auspicabile una produzione interna, visto la nostra eccellenza nel settore pelletteria e accessori).

Tuttavia, anche i più grandi marchi, recentemente, si stanno incamminando su una nuova strada: il Reshoring.

Si tratta di riavvicinare la produzione alla sede principale, ossia quella amministrativa e gestionale. Cioè riportarla a casa, o comunque nelle vicinanze.

Questo processo, oltre ad incrementare il lavoro del paese interessato, risulta decisamente più sostenibile. I costi di una produzione offshore sono molto alti e l’uso di imballaggi plastificati, diventa necessario, in vista di “lunghi viaggi”.

In ogni caso, ovunque sia la Tua Produzione, è bene farcelo sapere: la certificazione della filiera rappresenta il futuro dell’industria e una conquista del consumatore.

Ne è un esempio H&M, il noto marchio di moda, che dopo diverse avventure negative, ha iniziato un percorso verso la green economy e la rintracciabilità dei prodotti (CLICCA QUI per leggere la Storia di H&M).

(GUARDA SUBITO LA MIA RECENSIONE A VICTORIA’S SECRET)

MI PIACE LA BORSA VICTORIA’S SECRET?

La mia borsa mi piace! Ha un design decisamente creativo, grazie alla sue decorazioni. Ma da Vctoria’s Secret, forse, mi aspetto di più!

Girando la borsa tra le mani, noto evidenti difetti di lavorazione, altamente evitabili. Ecco di cosa parlo:

Per cui, è un brand che potrebbe migliorare la cura dei dettagli, visto il target a cui si rivolge e i prezzi da cartellino.

Ma solo il tempo ci dirà di più: userò la mia pochette e ti farò sapere se risulta comoda e funzionale!

In sostanza, è un brand che non mi fa impazzire, ma non posso affermare che è scadente.

Consigliami un altro brand e scopriamo insieme nuove storie!

QUANTO HO PAGATO LA MIA POCHETTE?

GUARDA LA RECENSIONE A VICTORIA’S SECRET E SCOPRI TUTTI I DETTAGLI!

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