COME LA CORRUZIONE DANNEGGIO’ MIO PADRE: UNA STORIA MAI RACCONTATA

Oggi vi racconterò una storia. Sarò una narratrice esterna, ma non così tanto… sarà presente la mia emotività, poiché la storia che sto per scrivere riguarda mio padre, ossia l’azienda creata dai miei genitori e portata avanti, con passione e sacrificio.

Tuttavia, passione e sacrificio, a volte, non bastano. Quando il contesto in cui nasci è complicato, zeppo di contraddizioni e di guerre intestine, c’è bisogno di qualcos’altro accanto alla dedizione. Ma questo, lo capirai dopo. Forse quando è già troppo tardi.

Mio padre decine di anni fa, quando la fabbrica, dopo i primi passi, iniziò a lavorare a pieno regime, riuscì ad avere una commissione importante: un noto brand nazionale gli affidò la produzione delle sue borse; più precisamente, delle sue Cartelle, le borse da lavoro ( clicca qui, per il video I TERZISTI DELLA PELLETTERIA, CHI SONO).

 

La scelta di non rivelare il marchio in questione, non è legata ad una reticenza omertosa, ma al fatto che il punto saliente della storia prescinde dall’identità dell’azienda. La quale, tra l’altro, non è difficile da immaginare. Siamo negli anni ’90 e in pieno fermento professionale: i liberi professionisti, sempre in aumento, ricercano in precisi brand il messaggio estetico dello Statu Quo.

Mio padre, entusiasta di questo lavoro, lavorava in modo assiduo, cercando di rispettare rigorosamente i modi e i tempi delle consegne. All’epoca (e ancora oggi, nella maggior parte dei casi), il contatto con l’azienda non era diretto, ma mediato da una figura ad hoc, interna all’azienda: l’Ispettore.

Gli Ispettori hanno il compito di interfacciarsi con i terzisti, di supervisionare il lavoro, e di garantire al brand la qualità e la puntualità della produzione. Ma non solo. Essi avevano, in alcuni casi, anche il compito di dialogare con i fornitori, ossia con le aziende che si occupano di fornire il materiale ( in questo caso la pelle), gli accessori, e via dicendo…

In pratica, si tratta di una figura chiave nel processo della produzione, poichè hanno una delega fondamentale: il controllo e l’organizzazione.

Ebbene, anche i miei genitori mantenevano i rapporti con l’Ispettore assegnato dall’azienda madre.

Un giorno, in concomitanza con l’arrivo di un nuovo ordine, arrivò anche il materiale per eseguirlo. Un carico di pelle per la nuova produzione.

Tuttavia, all’interno del nostro deposito era presente un bel po’ di pelle avanzata dalle produzione precedenti, poichè la pelle che arrivava era sempre in esubero.

Mio padre, dunque, alzò la cornetta del telefono e chiamò, direttamente, in azienda, per informare che il materiale già lo possedeva e che, forse, non vi era bisogno dell’ulteriore carico.

Dall’altro lato, trovò, tuttavia, stupore. Meraviglia. A detta del capo dei capi, era impossibile una cosa del genere, perché il materiale di ogni produzione è precisamente corrispondente alla quantità di cui c’è bisogno. Tutti questi esuberi (ne erano molti), pertanto, erano inspiegabili.

Mio padre, dal canto suo, rimase perplesso per qualce secondo, ma non impiegò tanto a capire cosa stesse succedendo. Del resto, si trattava pur sempre di un imprenditore che lavorava nella Pelletteria napoletana, un settore poco facile, pieno di ombre, ambiguità e, purtroppo, criminalità (clicca qui, per il video COSA STA ACCADENDO ALLA PELLETTERIA NAPOLETANA)

Per lui, infatti, non fu affatto complicato capire perchè quella telefonata stupì la direzione del brand.

La pelle per produrre le borse era sempre in esubero, perchè l’azienda ne acquistava più di quanto necessitava per ogni singola produzione. Tuttavia, l’azienda questo non lo sapeva.

In cambio di qualche regalo cospicuo da parte del fornitore di pelle, infatti, l’ispettore incaricato, gonfiava i numeri del materiale necessario, cosicchè il fornitore potesse vendere più pelle, senza che l’azienda se ne potesse accorgere e se capitava, il terzista colluso, si poteva anche fare la classica “sovrapproduzione o parallelo”.

A meno che qualcuno non sollevasse dubbi o domande in merito. Proprio quello che fece mio padre.

Ovviamente, si sollevò un polverone, che, tuttavia, ebbe vita breve.

L’epilogo della storia, infatti, non ha premiato la ricerca di chiarezza, nè, come succede nei film hollywoodiani, la persona che ha denunciato le irregolarità.

L’ispettore dell’azienda non fu licenziato, nè pagò dei suoi danni: fu semplicemente spostato su un’altra commissione.

Mentre mio padre perse il lavoro.

Ma non subito. Si da il caso, che i nuovi ispettori non erano molto gentili con i miei genitori. Erano un tantino astiosi, e poco disponibili.

Poco dopo, gli ordini iniziarono ad arrivare in ritardo. Sempre più in ritardo, fino a scomparire. Dopo varie telefonate, del tipo  “Ci sentiamo preso!”, l’azienda stessa scomparì.

Di storie come questa, ne esistono moltissime. Ed è la storia di quegli anni, in cui alcuni settori industriali erano, per lo più, governati dai piaceri, dai favori agli amici, dalla corruzione e, quindi, dal ricatto. Non c’è nulla di cui meravigliasi, se non del fatto che queste dinamiche, seppur di rado, esistono ancora.

E’ facile criticare le generazioni precedenti quando si tratta di illegalità, scarso senso civico e corruzione. Difficile è, invece, ammettere che alcune cose esistono ancora e che tocca a noi saperle riconoscere e combattere.

Questi meccanismi avvengono, maggiormente, quando si ha a che fare con grosse aziende, globalizzate, le quali hanno l’inevitabile necessità di delegare. Per cui, non si tratta solo degli Ispettori, o degli intermediari, ma anche dei manager, dei direttori e di tutte le figure settoriali che nascono.

Un brand famoso e affermato possiede, all’interno dell’assetto aziendale, un organigramma vasto di figure professionali. Man mano che la delega si estende, tali figure si allontanano sempre di più dalla radice. Sono sempre più autonome e indipendenti dai legami personali. Come se la Mission, che viene ad essere il collante che tiene unite le persone in una squadra, diventi sempre più sfocata, man mano che i ruoli professionali aumentano.

E’ chiaro, insomma, che un’azienda a conduzione familiare, o comunque con pochi dipendenti, riesce maggiormente a detenere il controllo sui suoi membri, rispetto ad una grande azienda che deve provvedere al controllo tramite dei mezzi ben precisi. Quali sono questi mezzi? Di solito, i numeri. Ma abbiamo visto come i Numeri non sono sempre portavoci di verità, poichè soggetti alle macchinazioni umane (clicca qui, per il video LA PIRAMIDE DELLA PRODUZIONE).

Pertanto, io sono sempre un po’ scettica di fronte alla presenza di intermediari o di rappresentati incaricati. Io preferisco guardare negli occhi chi, come me, sta parlando della propria azienda, con il cuore e con le mani…

Certo, a volte diventa inevitabile delegare o trattare con un delegato. Ma, vorrei darvi un consiglio:

Se dovete commissionare un lavoro, seppur piccolo… se dovete mettere i vostri soldi e il vostro futuro nelle mani di qualcuno, allora vale la pena andare a conoscere quel qualcuno. Guardarlo negli occhi e provare la sensazione di potersi fidare!

I legami interpersonali si stanno perdendo, anche a causa della comunicazione telematica, così rapida ed efficiente. Tuttavia, quando si tratta di Affari, io resto una Romantica!

Se ti va di conoscere tutta la Mia Storia, il mio ingresso nell’azienda di famiglia e la sua trasformazione, leggi il mio libro!

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