“Possedere” non è più di moda: Quali sono i valori dei nostri figli?

 

 

Leggendo qualche titolo di giornale o qualche post sui social, avrete sicuramente incontrato la parola Millennials. Chi sono? Forse noi, ma sena dubbio i nostri figli. I Millennials sono le persone nate tra il 1980 e il 1995, un’intera generazione quindi. Si sa, i giovani sono sempre sotto l’assedio della critica: sono superficiali, dipendenti dai loro smartphone, lontani dai vecchi e sani valori dei nonni…

E’ vero, i valori sono cambiati, ma la trasformazione non implica, necessariamente, un peggioramento, anzi…

Alcuni sociologi hanno osservato, in questi anni, come alcuni valori, primo fra tutti il Possedere hanno lasciato il posto ad altri, come il Condividere.

Condividere non è solo l’azione che compiamo cliccando su quel tastino dello smartphone che tanto ci piace; condividere per i Millennials è uno stile di vita: si condivide l’automobile per viaggiare (esempio: blabla car), si condivide l’ufficio con le nuove postazioni di co-working, si condivide l’appartamento e via dicendo…

Acquistare beni di consumo non è più una priorità: i nostri giovani non vogliono comprare una macchina costosa o una villa a due piani con giardino, ma vogliono viaggiare e spostarsi; non vogliono comprare una casa al mare, ma vogliono esplorare, ogni anno, nuove terre e nuove culture; non vogliono lavorare per tutta la vita nella stessa azienda, ma vogliono un lavoro dinamico e stimolante che non li immobilizzi nella stanza di sempre: I Millennials, come dice un interessante articolo del Linkiesta, “considerano la libertà (alias flessibilità) come indicatore di successo. Libertà di poter scegliere, di poter cambiare e di stravolgere completamente la propria vita”.

Per cui, sei un uomo o una donna di successo quando sei una persona Libera, e non quando metti la tua barca a mare.

Si tratta della sharing economy, la quale ha abbandonato i porti degli acquisti tangibili, per avvinarsi a quelli impalpabili: interi repertori musicali conservati su icloud e spotify, e libri da leggere su Kindle.

Senza dubbio, tali cambiamenti sono anche il prodotto della Crisi Econimica del 2008: se sono precario e non ho diritto al mutuo, come posso comprarmi casa? La fitto.

Una crisi economica che ha penalizzato un’intera generazione, condannandola all’incertezza, ma che, tuttavia, che ha incontrato, sulla sua rotta, un nuovo approccio alla vita: la ricerca di se stessi e della propria felicità.

Quest’analisi interessante, che ho trovato anche in un altro articolo di Engage, mi ha condotto ad una riflessione sul “ritorno“: l’allontanamento dai Beni di Lusso e dallo Status quo, ha condotto le nuove generazioni alla ri-scoperta della manualità e dell’artigianato. Il pezzo singolo, il pezzo originale. Il prodotto lontano dagli acquisti seriali e standardizzati. Anche questo diviene un sintomo della trasformazione a cui stiamo assistendo: chi vuole una vita piena ed originale, vuole un prodotto autentico.

Attualmente, infatti, è sempre più importante creare prodotti che rispettino dei valori che sono condivisi, come per esempio l’ecosostenibilità; sono sempre più numerosi i giovani artigiani che si dedicano alla lavorazione con materiali da riciclo o comunque dall’impatto ambientale minimo. Un codice etico che sta prendendo piede, laddove la sensibilità sta crescendo, rispetto al passato.

Le mani di mia madre, artigiana della pelletteria

Attualmente il pubblico chiede cose concrete: accanto ai materiali eco-friendly, chiedono chiarezza e trasparenza sulla filiera e sulla provenienza. Chiedono che un’azienda corretta ci metta la faccia e non più solo i claim dell’ufficio marketing.

Personalmente, credo sia doveroso prendere atto delle evoluzioni che stiamo vivendo e raccogliere il meglio da tutti i cambiamenti che osserviamo: siamo diversi dai nostri genitori, come i nostri figli lo saranno da noi. E non posso fare altro che riconoscere ai Millennials (di cui, in effetti, faccio parte) che le richieste che fanno al mondo sono legittime.

Per poter realmente condividere, bisogna che le  relazioni sociali siano solide e non solo tra gli individui, ma tra gli stessi attori del consumo: azienda e cliente. Il tempo della pubblicità ingannevole è finito e da imprenditrice credo, fermamente, che la qualità non deve riguardare solo il prodotto che stai vendendo, ma anche il Rapporto che stai costruendo con chi l’acquista.

Senza dubbio, ogni epoca è dicotomica per quanto riguarda l’assetto dei valori: accanto ad una crescita etica si può trovare una smisurata attenzione a certi canoni, come quelli estetici; Accanto al bisogno di trasparenza, possiamo intravedere una proliferazione di articoli e pensieri fake; accanto alla ricerca di artigianato, una deriva ai prodotti contraffatti (sempre fake sono)…

Si tratta di contraddizioni quasi biologiche, che crescono, in parallelo, nelle nostre società, le quali sono una sorta di organismi imperfetti. Sì perchè, spesso due creature differenti possono nascere dalla stessa radice. Faccio un esempio.

L’allontamento dai grandi brand da parte del consumatore, il quale preferisce spendere dall’artigiano pellettiere, può condurlo, indirettamente, al prodotto contraffatto: comprare una borsa copiata significa, in egual modo, boicottare il marchio in questione e dare soldi al piccolo produttore del territorio. MA non è COSì!

La contraffazione, al contrario di quello che si pensa, non ha sempre la sede fisica nelle nostre città: i prodotti contraffatti arrivano dalla Cina, dal Pakistan e via dicendo…

si tratta dello stesso Iter industriale che uccide i piccoli artigiani. Inoltre, la contraffazione è quasi sempre gestita dalle famiglie criminali (o vicini ad esse), le quali ammortizzano tutti i costi di produzione sulla pelle della manodopera: contratti a nero, orari di lavoro non-umani, privazione di tutti i diritti basilari.

Se scegli una borsa contraffatta, non penalizzi il Marchio (al quale, paradossalmente, fai ugualmente pubblicità), ma penalizzi il lavoro delle piccole aziende che producono alla luce del sole, senza ombre e senza nascondersi. Metterci la faccia è lo strumento più efficace per trasmettere la tua qualità e la tua etica professionale.

Per cui, diffidate da chi Non Si Fa Conoscere e scegliete sempre seguendo i vostri valori.

Bridisi in azienda da un amico. Condivido la sua rinascita

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