CALZATURE, UN’ECCELLENZA SILENZIOSA: LA CAMPANIA PRODUCE PER I GRANDI MARCHI

Arrivata sera, la saracinesca si abbassa. Ma questa volta, per sempre. La bottega chiuderà e il signor Antonio, 74 anni, sarà stato l’ultimo calzolaio di Procida. Racconta che, adesso, si dedicherà alla poesia e alla scrittura, ispirandosi a De Andrè; racconta che questo mestiere nessuno vuole più farlo. (fonte: Repubblica – 2016)

… E pure l’artigianato delle scarpe, unito a quello della pelletteria, è uno dei pilastri della nostra storia. E pure, la Campania, da sola, produce il 50% delle scarpe del Mezzogiorno, destinate ad essere esportate in tutto il mondo. Il 15% della produzione italiana.

“L’Italia, con 4.708 calzaturifici, è il primo Paese produttore europeo di calzature e la Campania rappresenta una delle nove regioni europee con il maggior numero di dipendenti nella produzione di calzature e prodotti in pelle.

La Regione, con 390 calzaturifici e produttori di calzature a mano e su misura, è la quarta su territorio nazionale per numero di aziende e quinta per numero di addetti.” (fonte: IlSole24Ore)

Il settore calzaturiero, nella nostra terra, è ancora molto forte e coraggioso, sebbene evoluto.

I maestri artigiani hanno lasciato il posto ad un nuovo modo di lavorare, in azienda e con gli strumenti che velocizzano la manodopera.

Un tempo, erano i Solachianelli ad occuparsi delle scarpe del popolo. A salvarle, perchè uniche nel guardaroba.

Adesso, sono i calzaturifici dei comparti regionali a produrre le scarpe che andranno sul mercato. Le riparazioni non esistono quasi più; la cultura economica moderna, figlia di esigenze differenti, compra scarpe nuove. Non ripara quelle danneggiate.

Anche se questi due processi sembrano lontani e totalmente conflittuali, sono collegati più che mai, poiché l’industria calzaturiera di oggi è radicata proprio nelle mani esperte di “allora: le calzature sono una delle eccellenze campane. Ma nessuno ne parla.

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Si tratta di attività storiche che non sono mai morte. Sono cresciute, a tratti migliorate.

Si tratta di aziende portate avanti dalle famiglie specializzate ed esperte del settore. Si tratta del vero artigianato, quello narrato nelle storie degli anziani, ma non più legato ai vicoli scuri del centro storico.

I calzaturifici campani, attualmente, sono collocati in aree specifiche e specializzate nella produzione: si tratta dell’interland napoletano, ad esempio, tra  Casoria e Casavatore; oppure dell’aria irpina adiacente alle concerie più rinominate, come la zona che circonda Solofra e Montoro.

Non tutti sanno che i famosi marchi del Lusso, da Fendi a Prada, passando per Dior e Ferragamo, producono in Campania. Scelgono la produzione conto terzi delle nostre fabbriche, ricevendo in cambio la considerevole qualità delle nostre calzature e degli accessori di pelletteria. Cinture, borse, portachiavi, zaini e molto altro.

Siamo esperti in questo, ma è un’informazione riservata solo a chi conosce realmente la Storia e le regole del mercato.

Per me è facile parlarti della nostra eccellenza: io sono cresciuta in fabbrica, negli odori più intensi della pelle; e tra i racconti degli artigiani che tanto adoravo osservare. Seduti al banco da lavoro, assorti in chissà cosa.

Io la produzione la conosco bene, perchè oggi porto avanti l’azienda di famiglia, occupandomi della produzione conto terzi di borse Made in Italy.

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So quanto valgono le nostre fabbriche e la nostra pelletteria.

E so quali problemi affrontano ogni giorno, a discapito di tutte le conquiste passate.

Ciò che non so è come Fare a Cambiare realmente le cose.

Come fare a riportare lo splendore sulla nostra pelletteria e sui nostri calzaturifici? Come fare a valorizzare ciò che abbiamo ereditato?

Parlare con le persone che contano? Con chi prende le decisioni?

Si, certo.

Ma credo che ci sia un’arma più potente e più incisiva: PARLARE A TE.

Informarti su quello che non ti raccontano.

Sui giornali è di moda ostentare storie di periferia che puzzano di narcotici.

Nei video che girano sul web è lecito aspettarsi l’analfabeta di turno che si esibisce in pezzi neomelodici o, peggio, in oscenità recitate come poesia.

MA CHI PARLA DELLE NOSTRE BELLEZZE?

Pochi. A volte, nessuno.

Abbiamo risorse infinite e corazze di ferro. Se solo imparassimo Chi siamo veramente.

I CALZATURIFICI CAMPANI, LA CRISI E LA MANODOPERA…

L’anno scorso, ad aprile 2019, la Campania è stata la sede del World Footwear Congress, un summit mondiale sulle calzature.

Il tema che si è discusso è stato “La digitalizzazione per un’industria calzaturiera sostenibile”.

Erano presenti imprenditori, designers e stakeholders da tutto il mondo.

È stato un evento di grande successo, organizzato in una delle città – simbolo dei calzaturifici italiani, Napoli.

È ovvio che solo gli addetti ai lavori erano a conoscenza del summit e che la notizia non ha girato molto sui social. Ma ti assicuro che i migliori professionisti della nostra regione erano lì, assieme a chi nel mondo riconosce la nostra produzione di calzature come eccellenza globale.

I produttori e gli imprenditori della nostra terra hanno sempre combattuto e combattono ancora per un settore che ha risentito, negli ultimi anni, anch’esso della crisi dei mercati. I nostri produttori sono tenaci, e hanno ben saputo imparare dal passato.

Ed è il legame con il passato uno dei problemi maggiori. Perché?

Perché se il settore calzaturiero (come quello pellettiero) è in crisi, lo è anche a causa della mancanza di manodopera.

Un recente articolo di Casertaweb afferma che esiste una crisi recente che riguarda le nostre calzature: in Campania, nel 2019, si è avuto un calo di vendite verso l’estero del 21,8%, mettendo in allarme l’intero comparto.

Purtroppo, con la sciagura del Coronavirus, il 2020 non ha visto un inizio brillante, creando molta preoccupazione tra i produttori.

I problemi che guardano il settore calzaturiero sono diversi: da una parte, come afferma Della Pia al Sole24ore, c’è  ancora troppo conto terzismo, pochi marchi, molta disgregazione. Dall’altra, esiste, ahimè, il problema della mancanza della manodopera specializzata.

Potrebbe sembrare paradossale, ma è proprio così.

Qualche anno fa, parlai del problema della manodopera in un’intervista per Vesuvio Live, spiegando che la pelletteria napoletana risentiva di questo dramma:

“Purtroppo e paradossalmente, a Napoli, attualmente, manca la manodopera specializzata. La nostra città ha una ricca e profonda storia di artigianato nel settore della pelletteria. Abbiamo sempre posseduto conoscenza e capacità. Il problema è che non c’è stata la trasmissione. Già nel 2016, il Press, la Testata ufficiale del Consiglio Nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, in base al rapporto Svimez e ai dati Istat, parlò di questo: la crisi che investe ancora il sud potrebbe essere “curata” anche dalla creazione di laboratori che riprendano i lavori artigianali del territorio (orafi, ricamatori, pellettieri), i quali soffrono della carenza di manodopera specializzata.”

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La manodopera esperta è poca. E tutti tentano, ovviamente, di accaparrarsela.

Questo non solo impoverisce la nostra produzione, ma crea all’interno degli assetti industriali e tra gli imprenditori, scontri e competizione sleale.

Non è difficile capire che adesso più che mai abbiamo bisogno di coesione e non di scontro. Di collaborazione e non di guerra.

Abbiamo bisogno dei nostri giovani talenti, per inserirli in nuovi scenari lavorativi, legati all’artigianato di un tempo ma proiettati in una digitalizzazione operosa e creativa.

Unire le forze che abbiamo significherebbe diventare invincibili. E ricchi. Non di moneta, quanto di orgoglio e di spirito.

Il maestro Antonio Esposito di Procida, il maestro Ciro Ferrandino, calzolaio di San Ciro in via delle Terme a porto d’Ischia e il maestro Umberto De Luciano, anch’egli ischitano… sono l’umana testimonianza che l’arte esiste ed è fatta di carne. E che si trasmette, rinascendo ogni volta.

Davvero vogliamo chiudere gli occhi assieme alle loro botteghe? O vogliamo ripartire da lì?

L’arte delle calzature, come tutte le arti che girano attorno alla pelletteria e alla produzione degli accessori, non è cosa facile: dalla scelta dei materiali, all’uso magistrale del cuoio e della gomma, fino alle rifiniture delle centinaia di modelli differenti, le scarpe sono una scienza. E se non sono fatte bene, non potranno essere usate, a differenza di molti altri prodotti. Sì perchè le scarpe scadenti “fanno male” ai piedi.

E se in passato eravamo esperti di cuoio, pelle, ago e filo, adesso possiamo affermare che la produzione è diventata ampia e diversificata.

Quali sono le scarpe più fabbricate? Quelle che non risentono crisi commerciale?

Beh, le Sneakers. Che domande!

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Si tratta di scarpe usate da chiunque, dalle teenegers alla moda, fino agli anziani in villa per la “corsetta” salutare.

Ebbene, le sneakers appartengono saldamente alla nostra produzione, ma forse non lo immaginavi!

Le nostre competenze settoriali sono riuscite a creare nuovi disegni e nuovi modi di produrre partendo dalle basi della tradizione. Partendo dai calzolai dei nostri vicoli, che profumano ancora di incenso e di passi silenziosi.

Si parla troppo poco della nostra produzione, delle specialità che siamo in grado di esportare nel mondo, degli ostacoli che dobbiamo affrontare per restare a galla e, nonostante tutto, al vertice.

Appassionarci di più a quello che ci appartiene significherebbe migliorarlo. Trasmettere ai nostri figli queste storie forse significherebbe farli innamorare di nuovi lavori, e dar loro nuove opportunità.

È per questo che io continuo ad accendere piccole luci sulla nostra produzione, con il cuore pieno di speranza e di buoni presentimenti.

Continua a seguirmi ed esploriamo assieme… il nostro Futuro!

SCRIVI QUI SOTTO PER  DIRMI LA TUA: IL TUO PUNTO DI VISTA È IL MOTORE DI NUOVI PENSIERI!

GRAZIE PER IL TEMPO CHE MI HAI DEDICATO.

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8 pensieri riguardo “CALZATURE, UN’ECCELLENZA SILENZIOSA: LA CAMPANIA PRODUCE PER I GRANDI MARCHI

  • 05/04/2020 in 20:42
    Permalink

    Un articolo straordinario, brava Ornella. Prenderò ulteriori spunti da ciò che ho letto.
    Come ho avuto modo di anticiparti attraverso whatsapp, da poco più di un anno seguo, in qualità di socio, un’azienda di calzature che produce conto terzi e cerca di valorizzare il proprio brand. Le problematiche che hai descritto, unitamente all’Internazionalizzazione ed alla digitalizzazione dell’azienda e della rete distributiva sono aspetti critici di molte imprese.
    La pandemia ha cambiato la vita delle persone ed inevitabilmente a quelle delle aziende. “Nulla sarà come prima” d’accordo, ma preferisco pensare: “adesso si lavora così”. A presto.

    Risposta
    • 07/04/2020 in 16:12
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      Ciao Umberto, grazie mille e son contenta ti piaccia. Spero serva a sensibilizzare il consumatore ed il settore <3
      A presto

      Risposta
  • 05/04/2020 in 21:05
    Permalink

    Grazie, un bellissimo articolo

    abbiamo un calzaturificio, siamo quattro fratelli
    Cresciuti in fabbrica, già nostro padre ne aveva una, produciamo un nostro brand, abbiamo una bella clientela sia in Italia che all’estero abbiamo attraversato momenti difficili, ci
    siamo rialzati, ora si presente il Coronavirus, altre difficoltà ma non molliamo ci crediamo!!

    Risposta
    • 07/04/2020 in 16:13
      Permalink

      Ciao e grazie di avermi scritto. Non mollate ed è importante raccontare. Se vuoi, io ci sono.

      Un abbraccio

      Risposta
  • 29/04/2020 in 21:39
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    Complimenti per l’articolo e per l’amore che emerge forte, dagli artigiani.
    Le scarpe, le borse, la pelletteria, tutta, sono la mia passione. Di tutte le forme e colori. Sono belle, è quel’arte che usi sempre e la porti con te per donare bellezza anche agli altri.
    Non è consumismo ma è una di quelle bellezze che possono salvare il mondo.
    Artigiani di tutti i settori non mollate, c’è, davvero, bisogno di voi. ❤💪🐞

    Risposta
    • 02/05/2020 in 20:26
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      Ciao Tania grazie di cuore per le belle parole ed il supporto. Grazie e cona davvero tanto per me.
      Un abbraccio grande <3

      Risposta
  • 01/05/2020 in 21:08
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    Mio marito un’artigianiano vecchio stampo,tagliatore ,scarnitore e garbatore..nonostante la crisi in questo settore ,non ha mai mollato ..ha avuto un buon mastro con un suo marchio …complimenti per l’articolo,finalmente qualcuno che da valore a questo lavoro

    Risposta
    • 02/05/2020 in 20:28
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      Ciao Rosa complimenti a tuo marito e grazie mille per avermi scritto.
      Non molliamo <3

      Risposta

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