LA FORMAZIONE DEI NUOVI ARTIGIANI SALVERA’ IL SUD: ALCUNI DATI INTERESSANTI

Oggi scrivo per darvi una Buona Notizia. Ma andiamo con calma.

Qualche mese fa, rilasciai un’intervista a Vesuvio Live in merito alla mancanza di  Manodopera nel settore tessile-pellettiero (clicca qui per leggerla). Si tratta, in effetti, di un singolare paradosso, ma la realtà constatata è questa: la produzione a Napoli cresce, mentre la manodopera specializzata diventa difficile da trovare.

Ho parlato di paradosso poichè, ogni giorno, leggiamo dell’emigrazione giovanile, dei nostri figli che fuggono nelle capitali europee per lavorare e dell’inoccupazione dei Neet, ossia i giovani che non sono più in età di formazione ma che non posseggono un lavoro.

Le aziende cercano manodopera, ma i nostri giovani vanno via.

Perchè?

Beh, le opinioni e le statistiche a riguardo sono molteplici. Fino qualche anno fa, i numeri dicevano che gli italiani non volessero più fare gli artigiani; che trovare un panettiere, un parrucchiere o un idraulico fosse un’impresa molto difficile, in un sistema in cui tutti aspiravano a professioni con carriere promettenti.

Pertanto, tutti in volo verso altre economie, come quella di Londra…in cui anche un semplice lavapiatti può, col tempo, diventare un affermato manager!

Ma è veramente così? I nostri ragazzi non voglio fare gli artigiani?

Su questo, intendo sollevare qualche dubbio.

All’interno dell’intervista, che risale allo scorso aprile, ho parlato dei dati Istat adoperati dal Press, circa la crisi che investe (ancora) il Sud e le sue risorse nascoste: se le nostre città attingessero alla storia del nostro artigianato, tramite la trasmissione della conoscenza, l’economia potrebbe risollevarsi notelvolmente (secondo la Testata ufficiale del Consiglio Nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili).

Pertanto, l’artigianato e il lavoro manuale costituiscono una risorsa estramamente preziosa, ma ancora in fase di esplorazione per le nuove generazioni.

Tuttavia, cresce notevolmente il numero degli Artigiani del digitale, raccontati in un piacevole articolo de Il Corriere (clicca qui per leggerlo): scarpe create su misura grazie a stampanti 3d, dolci e torte oltremodo fantasiosi, elaborati con strumenti di massima precisione … insomma, una nuova frontiera dell’artigianato.

Questa crescita, assieme a quella delle giovani cooperative agricole, denota il fatto che i nostri giovani sono largamente proiettati verso la Ripresa dei vecchi lavori e il mantenimento delle tradizioni, seppur attraverso nuovi supporti di lavoro e nuove metodologie.

Non è vero, quindi, che gli italiani non vogliono fare gli Artigiani.

E’ vero, invece, che l’Artigianato non possiede gli strumenti per la propria trasmissione. In parole povere: le Aziende non hanno investito nella Formazione.

I produttori, per molto tempo, non si sono preoccupati di Trasmettere il know-how degli antichi mestieri; non hanno investito sulla Formazione dei giovani lavoratori per istruirli sulle tecniche del nostro artigianato; non hanno creato una nuova generazione di manodopera specializzata…

Pertanto, hanno permesso che la produzione del Made in Italy andasse a finire nelle mani delle aziende asiatiche, per esempio, le quali sono fortemente orientate all’apprendimento e alla specializzazione settoriale.

Negli ultimi anni, quindi, vi è stata una guerra intestina tra i produttori,  per accaparrarsi la manodopera migliore e per tenersi stretti gli operai specializzati, quasi tutti over 50.

Questa forte carenza ha portato, tuttavia, ad un traguardo importante: la consapevolezza.

Ora le cose, infatti, stanno cambiando: le nostre aziende hanno constatato il fabbisogno di Formazione.

Anche gli imprenditori meno audaci hanno capito, col tempo, che senza istruire i propri dipendenti, l’azienda ha vita breve, essendo parte attiva di un mercato globale, sempre più ampio e competitivo.

Quello che stava accadendo era la lenta scomparsa della manodopera specializzata, una sorta di silenziosa estinzione della specie, che iniziava a far sentire il peso del Vuoto.

Ebbene la Buona Notizia a cui ho accennato qualche rigo fa è l’introduzione, sempre più in crescita, dei Percorsi di Formazione all’interno delle nostre fabbriche.

La presa di coscienza da parte dei Capi, ha dato vita a diverse strade per la Formazione e, sopratutto, a proposte continue circa le nuove formule per la scolarizzazione professionale, anche con il supporto delle Istituzioni. Non a caso, anche qui, attualmente, esistono i Percorsi Scuola – Lavoro, i quali al nord, già da tempo vengono attuati, seppur, ogni tanto, con risvolti critici.

Ma si sa, un meccanismo così esteso ha bisogno di tempo per raggiungere i risultati previsti. La fase di perfezionamento può riguardare anni interi.

Tuttavia, al di là degli iter istituzionali, la Formazione sta riguardando , prettamente, le dinamiche aziendali, con la creazione di percorsi interni che mirano a Creare una manodopera altamente specializzata e settoriale.

Non vi è bisogno di grosse analisi economiche per capire che questa scelta non può che giovare alla stessa azienda, la quale avrà investito su una delle materie prime più preziose e meno acquistabili sul mercato: la Conoscenza.

Secondo i recenti dati Svimez, nonostante il Pil meridionale è, ancora, più basso rispetto a quello del Nord Italia, il Sud ha avuto una crescita del 1,4% negli ultimi tre anni, grazie all’industria manifatturiera e al turismo (clicca qui per visionare i dati). Due settori in espansione che, assieme, hanno trainato un andamento positivo, ancora in crescita.

Infatti, la nostra industria manifatturiera, non solo è uscita dalla crisi che la riguardava da molti anni, ma è quella che ha dimostrato una crescita maggiore rispetto al resto del paese.

Calabria, Sardegna e Campania sono le regioni, al Sud, che hanno registrato una crescita maggiore, sebbene non ancora comparabile a quella delle regioni settentrionali.

La ripresa della nostra manodopera, grazie alla sua Trasmissione, rappresenta le fondamenta per un progetto reale e dalle grandi potenzialità:

Adoperare Risorse e Conoscenze per Esportare il nostro Made in Italy e sostenere la crescita dell’occupazione delle nuove generazioni.

La Formazione permetterà di Vestire di Nuovo il nostro artigianato, correlandolo alle nuove tecnologie: questo aspetto renderà più attrattivi e interessanti i settori tradizionali e impolveriti dal tempo.

QUALI SONO I RISCHI?

Come in ogni Cambiamento che si rispetti, esistono i pericoli nascosti e i Furbetti che possono approfittare delle risorse disponibili.

Di chi sto parlando? Di quelle aziende che programmano percorsi di formazione, attingendo ai fondi pubblici stanziati…ma senza attuarli!

E non si tratta, necessariamente, di truffa o cose simili…piuttosto di come è intesa la Formazione.

Si tratta, per esempio, di attingere ai fondi per stipendiare un giovane operaio che, in realtà, non SI STA FORMANDO, ma sta solo lavorando… per te.

Non basta lavorare in un’azienda per Imparare a farlo. Non basta la pratica. La formazione, quella vera, è tutt’altra cosa.

Ed è per questo motivo che esistono percorsi sistematici studiati per l’apprendimento; è per questo che, da anni, lavoro per la creazione di una Scuola di Pelletteria che si prenda cura di Insegnare ai giovani pellettieri.

La formazione è una cosa seria e non può essere arginata nella mera Osservazione. Avete presente quei parrucchieri che assumo i giovani apprendisti, pagandoli 50 euro a settimana per orari impossibili? Tali professionisti affermano che il percorso è di apprendimento e che i ragazzi sono pagati poco perchè, in cambio, stanno ricevendo Formazione. Ma non è così.

Non è altro, a mio avviso, che un metodo subdolo per sottopagare i dipendenti. Ed è questo quello che accade nelle aziende che si fanno promotrici di Percorsi di Apprendimento.

Pertanto, prima di ogni cosa, bisognerebbe Insegnare a Formare. Ossia, informare circa tutti i piani di Formazione e far capire che non si possono barattare con percorsi casalinghi e approssimativi. La Formazione non può essere intesa come iniziativa personale, la quale suona come “faccio formazione, in un modo o nell’altro…”.

C’è solo un modo per trasmettere la conoscenza ed è quello della creazione di Percorsi Didattici ad hoc. Tutto il resto appartiene alla logica del cieco profitto personale, sebbene, come abbiamo visto, fare scelte diverse si rivela più vincente anche sotto il punto di vista economico.

COSA NE PENSI DELLA “FORMAZIONE” IN AZIENDA? HAI VISSUTO O HAI ASCOLTATO STORIE DI FALSA FORMAZIONE? STAI SEGUENDO UN PERCORSO FORMATIVO? ESPRIMI LA TUA OPINIONE COMMENTANDO IL POST E CONFRONTIAMOCI SULL’ARGOMENTO!

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