LA CRISI È ARRIVATA: COME MORIRANNO LE NOSTRE AZIENDE?

La crisi è molto vicina. Le nostre aziende moriranno e migliaia di famiglie faranno i conti con la povertà. Quella vera. Quella che si nutre dei frammenti della nostra dignità.

Sono un’imprenditrice e conosco ogni tassello della produzione e dei suoi retroscena. Mi occupo di produzione conto terzi di borse Made in Italy, nel cuore della Pelletteria Napoletana. Un mondo poco conosciuto, ma oltremodo prezioso. Qualcosa che non possiamo permetterci di perdere.

Ho chiuso la mia fabbrica a metà marzo, prima che arrivasse lo “stop” dal Governo; e come me, hanno scelto di farlo molte fabbriche del territorio.

Poi, come sai, la chiusura è diventata obbligatoria e si è protratta per molto tempo.

Le produzioni si sono fermate, così come le nostre vite. A causa della pandemia che ci ha travolti, interi comparti del Made in Italy sono stati bloccati fino qualche giorno fa.

Ma non tutti. Solo quelli “non necessari” alle esigenze primarie. E la moda, si sa, non è strettamente legata alla nostra sopravvivenza (O forse sì?!).

Ora, voglio chiederti una cosa: tu sai Chi sono i terzisti?

I “terzisti” sono le aziende che producono per i marchi che vediamo esposti nelle vetrine. Da quelli più acclamati, come Fendi, Gucci e Dior, fino a quelli meno famosi.

Si tratta di centinaia di fabbriche, sparse in tutto il Paese e specializzate nella produzione Made in Italy; così amata, così maltrattata.

Sì, perché proprio dalle mani di quelle fabbriche arrivano le borse, le scarpe e gli abiti che ci fanno innamorare. Sono gli artigiani di quelle stanze a creare il Made in Italy che fa appassionare tutto il mondo.

E SONO QUESTE LE AZIENDE CHE ADESSO CHIUDERANNO PER LA CRISI: I TERZISTI DELLA MODA.

CRISI: PERCHÈ LE NOSTRE AZIENDE CHIUDERANNO? CAUSA-EFFETTO

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Beh, le cause sono molteplici. Ci sono le motivazioni dirette, legate essenzialmente ad un principio di causa-effetto correlato alla crisi, e ci sono le cause meno scientifiche, e più nascoste. Forse quelle che fanno più male.

Ma partiamo dalle prime, ossia dalle motivazioni concrete che porteranno alla rapida chiusura delle nostre fabbriche:

  • I grandi marchi della moda (Chanel, Gucci, Dior, Ferragamo, e via dicendo) si troveranno a confrontarsi con un nuovo contesto socio-economico e con nuovi numeri: dovranno, inevitabilmente, diminuire la produzione per far fronte alle nuove previsioni, legate all’indebolimento del potere d’acquisto e alla cancellazione delle collezioni stagionali che erano in calendario.

COSA ACCADRÁ?

Accadrà che le case di moda dovranno “diminuire” gli ordini di produzione, gravando  inevitabilmente, sui terzisti. In poche parole: non ci sarà più lavoro per tutti.

Le aziende che finora hanno prodotto il Made in Italy per i grandi marchi rischiano di perdere tutto e di chiudere bottega.

Un’intera generazione di artigiani esperti rischia di essere cancellata dalla filiera del Made in Italy. Un enorme danno per i nostri comparti produttivi e per la trasmissione di un importante know-how, legato alla nostra storia nazionale e al nostro artigianato.

Tuttavia, i danni si potrebbero arginare.

IN CHE MODO?

Lo scenario socio-economico che ci troveremo di fronte (e che, in parte, già stiamo vivendo) sarà, indubbiamente, difficile. Si dovranno fare delle scelte molto delicate, sia aziendali che istituzionali.

A mio parere, ciò che servirà maggiormente in questa crisi è il Coraggio.

I grandi brand del lusso, sui quali si sostiene una filiera corposa e numerosa, hanno il potere di limitare i danni della crisi incombente: possono scegliere di non “abbandonare” le aziende che finora li hanno supportati e di “ridistribuire” il lavoro secondo i nuovi numeri.

Senza dubbio, è arduo fare scelte aziendali che non seguono la logica immediata del profitto ( e di conseguenza della “sacrificazione” ), soprattutto se si tratta delle grandi holding della moda…

Ma i tempi che stanno arrivando richiedono il coraggio di guardare al di là dei Numeri, e negli Occhi delle persone.

Il Paese si è fermato per salvare Vite Umane: in questo modo ci hanno detto che le persone sono più importanti del fatturato. E ADESSO? COSA È CAMBIATO?

Se le vite contano di più, i grandi manager dovranno agire in questa direzione: non lasciare indietro nessuno! Coltivare quella Filiera che, un tempo, ha fatto più degli straordinari per l’obiettivo finale, e che un giorno, tornerà a splendere oltre le sciagure di oggi.

CRISI: PERCHÈ LE NOSTRE AZIENDE CHIUDERANNO? CAUSE-NON-EFFETTO

Se le motivazione di cui ho parlato finora sono legate a processi economici che appaiono piuttosto “comprensibili”, altre motivazioni si nascondo, invece, nelle falle del settore moda e del settore a cui appartengo, la pelletteria.

Amiamo la moda. La moda ci fa appassionare.

Ma si conosce molto poco circa la produzione che gli gira attorno. Si conosce poco sulla Filiera del Made in Italy: questo è uno dei motivi che parteciperà al crollo delle nostre aziende.

Ho constatato che molte persone sono ancora convinte del fatto che Chanel abbia le sue fabbriche di produzione. Così come Louis Vuitton, Dolce & Gabbana e così via.

Secondo questa prospettiva, quindi, “Se Chanel smette di produrre per tre mesi, non muore!”. In quanto grande azienda, sicuramente possiede le risorse per sopportare una chiusura dovuta ad un’emergenza nazionale. Ben altri sono quelli che rischiano, non certo un brand del lusso!

Ma, come abbiamo visto prima, non è così: i grandi marchi si portano dietro una filiera densa e trafficata:

  • Industria conciaria
  • Fornitura di materiali
  • Fornitura di accessori
  • Logistica e Packaging
  • PRODUTTORI

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Come una catena d’acciaio e sudore, ogni tassello è legato all’altro; ogni anello della catena rappresenta una piccola azienda familiare, il volto di un artigiano, il cuore di un professionista.

Chiudere l’intera filiera è costato molto. E ci costerà molto di più se non si farà qualcosa.

Ho sofferto molto quando ho letto dei recenti suicidi che hanno interessato piccoli imprenditori trafitti dalla preoccupazione. Il sangue si è gelato, poiché nessuno dovrebbe rinunciare alla Vita per non correre il rischio di vederla in frantumi.

Per questo, ho deciso con questo articolo di rivolgermi a Chi ha il potere di salvarci in questa crisi economica: i brand e i loro dirigenti.

Mi appello al loro coraggio di fare scelte nuove e, se vogliamo, rivoluzionarie.

Sì, rivoluzionarie, poiché per TROPPO TEMPO LA NOSTRA FILIERA È STATA “INSABBIATA“. Nascosta al pubblico, come un malfattore di cui vergognarsi.

COSA È SUCCESSO?

L’attenzione mediatica, pilotata dalla necessità del sensazionalismo-a-tutti-i-costi, si è concentrata quasi sempre sugli scandali della produzione della moda, soprattutto al sud, la terra divenuta simbolo indiscusso della contraffazione.

I servizi dei telegiornali amavano entrare in quelle fabbriche abusive, create nei garage dei palazzi di provincia, in cui artigiani ammassati e sottopagati lavoravano a nero, senza alcun diritto, compreso quello di potersi difendere.

Ebbene, il pubblico non riusciva a fare più distinzioni lecite: la produzione a Napoli era questa. Sporca, illegale, infestata dall’arte di arrangiarsi (e di speculare).

MA QUESTA NON ERA (E NON È) LA VERITÁ.

Per ogni fabbrica fantasma sbattuta in prima pagina, ce n’erano decine pronte ad aprirti le porte e a farti respirare l’intenso profumo della Pelle e della Legalità.

Ma questo nessuno l’ha mai detto in Tv, e nessuno lo dice.

Sono moltissime le aziende che producono conto terzi per i grandi nomi del Lusso e lo fanno nel pieno rispetto delle certificazioni, dei permessi istituzionali e dell’Arte. Quella del vero Made in Italy.

Purtroppo, l’immagine famigerata dei nostri comparti produttivi ha indotto i grandi marchi a NON PUBBLICIZZARE TROPPO LA FILIERA; a non mettere al centro della scena le nostre aziende, demonizzate per colpa di qualcuno.

Allora, il mio secondo appello va a te, cara lettrice e consumatrice:

TU CHE SCEGLI E COMPRI, HAI IL DOVERE DI CHIEDERE E IL DIRITTO DI RICEVERE TUTTE LE INFORMAZIONI SUL PRODOTTO CHE STAI ACQUISTANDO.

Chi produce questa borsa? Come si chiama l’azienda? Dove si trova? Chi fornisce i materiali? Che tipo di pelle usate?

Da quando il pubblico finale esige qualche verità in più, i marchi sono costretti ad adottare nuove politiche circa la comunicazione sulla Filiera e sulla Produzione.

Dare valore a Chi produce concretamente la tua borsa, significa supportare le aziende del tuo territorio e ricevere in cambio prodotti autentici: più luce sulla produzione, significa più qualità nelle tue mani.

Il settore metalmeccanico, per esempio, gode nel nostro Paese, di una grande autorevolezza: dalla Fiat, fino alla piccola azienda di pezzi di ricambio, gran parte del pubblico finale conosce marchi, sigle e nomi.

Questo perché è un settore che ha saputo rappresentarsi, sia nei contesti istituzionali che di mercato. Un settore che ha saputo affermare la propria eccellenza, nonostante le macchie.

Al contrario, la Moda e la Pelletteria non riescono a trovare la voce adeguata per valorizzare i propri comparti. Hanno preferito puntare tutto sui grandi nomi, senza raccontarne la Storia e senza dare un volto amabile all’intera produzione.

Noi produttori siamo qui. Esistiamo. Siamo un’eccellenza e non vogliamo chiudere.

Non vogliamo rinunciare alla passione che anima le nostre giornate, al nostro Made in Italy.

Le mie non sono Paure. Ma Previsioni.

Non sono una veggente 3.0, né ho la presunzione di proclamarmi profeta. Ma sono cresciuta in fabbrica, nascondendomi dietro i rotoli della pelle ancora grezza per non farmi trovare da mia madre, quando voleva riportarmi a casa.

Oggi sono donna e sono cresciuta assieme alla mia azienda: producono borse per un famoso brand del Lusso e sono fiera di ogni singolo artigiano che collabora al mio fianco. Per cui, le mie previsioni, seppur nefaste, si basano su una realtà che conosco a fondo.

E credo sia giusto informarti di ogni retroscena, perché è tempo di alzare la testa e non nascondersi più dietro quei rotoli di pelle grezza.

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Mia Madre ed io

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GRAZIE PER IL TEMPO CHE MI HAI DEDICATO.

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9 pensieri riguardo “LA CRISI È ARRIVATA: COME MORIRANNO LE NOSTRE AZIENDE?

  • 14/05/2020 in 19:58
    Permalink

    Nonostante la natura eccezionale dell’emergenza Covid-19,queste crisi sono comunque cicliche.
    Siamo stati spettatori quando alcuni brand hanno vissuto periodi d’oro,mentre contemporaneamente altri soffrivano per poi vedere la situazione ribaltarsi,dove i primi soffrivano i secondi emergevano.Siamo sempre stati in balia dei “capricci” dei vari amministratori e soggetti alle simpatie sperando di rientrare nelle grazie dei personaggi preposti a distribuire il lavoro.Alcune volte siamo stati fortunati mentre altre volte ci è andata peggio.
    Sicuramente il paesaggio non appare dei migliori dalla finestra dove ci troviamo a guardare, tutti i terzisti del settore moda stanno soffrendo, ma come è sempre stato c’è chi soffre di più e chi meno. Sarebbe bello godere di un trattamento paritario ma sono sempre altri ad avere il coltello dalla parte del manico. Ti auguro di riuscire dove io ho fallito probabilmente non tentando con sufficiente impegno.

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    • 15/05/2020 in 22:25
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      Ciao Alice la tua analisi è sempre lucida e perfetta.
      Ci sono tante componenti in gioco e chissà cosa ci aspetta.
      Un abbraccio grande <<3

      Risposta
  • 14/05/2020 in 20:41
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    Cara Ornella, complimenti per la tua analisi, dobbiamo ragionare ed imporre un contratto di filiera, perché il made in Italy è proprietà di tutti noi della filiera che lo rendiamo grande ed appetibile quindi dobbiamo essere tutelati e retribuiti nel modo giusto. Spero di poterti incontrare presto per poter approfondire meglio il tutto.

    Risposta
  • 14/05/2020 in 22:47
    Permalink

    L’artigianato Made in Italy rappresenta il lusso e l’eccellenza del nostro territorio.
    Non bisogna mollare, per quanto non sia facile e fare del proprio meglio per difendere non solo la nostra eccellenza, ma soprattutto chi ci lavora, vuole e vorrà lavorarci dietro e, magari, cercare anche di favorire e incentivare una possibile nuova imprenditorialità.

    Risposta
    • 15/05/2020 in 22:24
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      Ciao Francesca son ottime motivazioni per non mollare.
      Un abbraccio grande e non molliamo <3

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  • 15/05/2020 in 13:38
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    Cara Ornella, la tua analisi è impeccabile. Io sono pessimista perché secondo me la logica del massimo profitto attuata da Brands e loro managers non cambierà, anzi; e noi produttori continueremo per lo più ad applicare ‘mors tua vita mea’ della mentalità italica.
    Se non viene fortemente ridotto il costo del lavoro, saremo effettivamente decimati.
    In bocca al lupo per tutto

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    • 15/05/2020 in 22:23
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      Ciao Paolo non sei pessimista ma realista ed è un bene. Speriamo di fare rete e sopravvivere a questo terremoto.
      Un abbraccio <3

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  • 16/05/2020 in 6:22
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    Gentile Ornella,
    Complimenti, contenuti ben strutturati. Devo dire che non sta ai grossi brand abbassarsi, sta ai produttori creare sistema vero, reti, ottimizzazione di filiera, e trovare una nuova via da percorrere insieme.. INSIEME, e non con logiche mors tua, vita mea.. (d’accordo con Paolo) insieme si può essere flessibili veloci e andare più lontano.. ritengo che ci sia una situazione importante culturale da risolvere.. oggi abbiamo questa opportunità, oppure..

    Risposta
    • 16/05/2020 in 14:33
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      Ciao Sebastiano, credo che il problema sia di mentalità e questa crisi va a metterci in una situazione di cambiamenti profondi. Speriamo di non perdere troppi artigiani durante la ripresa che sarà lenta e complessa.
      Un abbraccio

      Risposta

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