Guess: storia e recensione del brand con la mia nuova borsa!

Forse non avrei mai comprato una borsa Guess.

Perché non era nella mia lista dei desideri; o semplicemente perché non mi ha mai incuriosito.

Ma voi sì. Voi nutrite ogni giorno la mia curiosità, rendendo magiche le mie esplorazioni.

Ed è grazie a voi che, oggi, vi parlerò della mia borsa Guess.

In molte avete chiesto la mia opinione su Guess, così ho deciso di tuffarmi in questo marchio. Il risultato?

Ho conosciuto una storia pazzesca!

Chi mi conosce, sa che amo moltissimo le storie dietro le borse, ossia le radici dei marchi che ti racconto.

Conoscere la provenienza dei prodotti che compriamo, le persone che ci sono dietro, le idee e i loro progetti, significa essere coscienti dell’acquisto.

E forse più innamorati.

È da qualche anno che uso il mio blog, il mio canale youtube e le pagine social per farti entrare in ogni storia che incontro, e nei retroscena della produzione.

Non mi prendo soldi per farlo; cioè non faccio “pubblicità”.

Il mio scopo principale è quello di sensibilizzarti contro un nemico comune, scellerato e privo di scrupoli: la contraffazione.

Ogni acquisto falso contribuisce alla crescita della criminalità organizzata.

Ogni acquisto falso è un pugno in faccia a chi lavora onestamente; dal piccolo artigiano di quartiere alle grandi aziende del lusso. Perché anche quelle sono un pezzo indispensabile della comunità, anche se non risultano “simpatiche” a tutti.

Guess, per esempio, con i suoi 1500 shop in tutto il mondo e una filiera produttiva che si estende dall’Italia fino al sud est asiatico, dà lavoro a oltre 14.000 persone.

Le stesse che, magari, domani acquisteranno una borsa artigianale alla bottega sotto casa, sostenendo l’economia circolare di cui abbiamo bisogno.

Per cui, pensaci molto prima di comprare un fake o una borsa tarocca, perché stai colpendo al cuore della tua stessa comunità.

È molto triste che alcuni “personaggi” del web, soprattutto influencer o youtuber, parlino senza problema dei loro acquisti fake, spacciandoli come “colpi di furbizia”.

… Perché i veri furbi non danno i loro soldi al traffico criminale; i veri furbi sanno che la loro esistenza dipende da quella globale.

Un sistema produttivo ricco, andrà a generare inevitabilmente consumatori più agiati e consapevoli. Pensaci!

Adesso andiamo subito a scoprire la storia di Guess, e dei quattro fratelli che l’hanno resa unica!

Guess: i franco-marocchini che hanno rivoluzionato gli States…

La storia Guess? è una storia familiare, sebbene ci siano stati risvolti poco felici tra gli stessi fratelli che hanno dato vita al marchio.

E tra poco scopriremo di cosa si tratta!

Mi ha affascinato moltissimo scoprire come è nato il brand e come ha preso questo nome.

Siamo negli anni ’80, nelle scene dei colori esuberanti e delle acconciature fuori dagli schemi.

Siamo nell’epoca dei jeans, il capo che irrompeva in tutto il mondo occidentale, senza esclusione di colpi.

Il jeans era un indumento che i fratelli Marciano conoscevano molto bene, perché proprietari di alcuni negozi di abbigliamento nel sud della Francia, da Marsiglia fino la Costa Azzurra.

Marocchini, ebrei e cittadini francesi, i quattro fratelli erano veri esperti di imprenditoria. Tanto che decisero di creare un marchio tutto loro, e di farlo negli Stati Uniti d’America, un paese che li face innamorare fin dal primo viaggio.

Nello specifico, la California fu ad attirare il loro interesse.

Così si trasferirono nel paese delle opportunità, trovandone una davvero vincente.

Si tratta dello stone-washing, cioè un tipo di lavaggio che in Europa faceva tendenza, ma che negli Usa non esisteva.

Questo processo riusciva a rendere il jeans meno rigido e più plasmabile alle forme fisiche, oltre che a dargli un aspetto più “vissuto”, quindi più interessante.

Così crearono un prodotto con queste caratteristiche, diretto ad un pubblico soprattutto femminile. E lo chiamarono Marilyn.

Riuscirono ad esporlo in una grande catena di abbigliamento, Bloomingdale’s. Dopo pochissimo tempo fu sold out. Quei pantaloni andarono a ruba, introducendo un nuovo modo di concepire il denim, più sexy e alla moda.

Pertanto, nel 1981 nasce il marchio Guess?, gestito da Georges, Armand, Paul e Maurice, i quattro fratelli Marciano.

Il nome non aveva niente a che fare con la loro “impresa”.

Paul, Il più giovane dei fratelli, vide la parola Guess scritta in un annuncio pubblicitario che riguardava gli hamburger:

Guess what’s in our new Big Mac?”

Indovina cosa c’è nel nostro nuovo Big Mac?”

Il giovane francese pensò che la parola guess aveva un grande potenziale perché fosse di impatto, e  facilmente pronunciabile in tutte le lingue.

E aveva ragione.

Guess?, con il punto interrogativo finale,  in pochi anni scalò la montagna del successo; ovviamente, non solo grazie al nome.

Una delle componenti più incisive della vita iniziale del brand furono, infatti, le campagne pubblicitarie, affidate in primo momento alla fotografa tedesca Ellen von Unwerth, poi ad altri professionisti del settore.

Il set era quello “naturale” e non il classico studio fotografico; e le modelle erano vere protagoniste della scena: Claudia Schiffer, Carré Otis, Eva Herzigova, Laetitia Casta, Naomi Campbell, Anna Nicole Smith, Paris Hilton

Personaggi divenuti, in seguito, importanti volti dello star system.

Il mood recitato da Guess non era lineare, ma piuttosto un’unione di componenti: il glamour di Hollywood si intrecciava al tocco naturale ed elegante della Francia modaiola, quella in cui avevano vissuto i fratelli Marciano.

Il successo di quegli anni costruì le basi per l’intero futuro del marchio, ancora oggi un’icona indiscutibile del mondo della moda.

Ma la strada non è sempre stata spianata e florida.

Il primo cambiamento sostanziale avvenne con la fuoriuscita di Georges dal gruppo familiare, nel 1993: non essendo più d’accordo con le strategie di vendita, cedette le sue quote ai fratelli (il 40%) per circa 200 milioni di dollari e partì per il Canada, dove creò, poco dopo, un altro marchio, Armand.

Poi, seguirono le altre tappe della storia Guess:

  • Nel 1996 arriva la quotazione alla Borsa di New York.
  • Nel 2004, dopo una crisi economica, le linee uomo e donna si unirono sotto il brand Guess by Marciano, che nel 2013 cambierà nome diventando Marciano Guess.
  • Nel 2011 il fatturato dell’azienda è pari a 2,7 miliardi di dollari, in aumento dell’8% rispetto ai 2,5 miliardi dell’anno precedente. Ad aumentare le vendite è il mercato asiatico, saltato al 25%.
  • Nel 2015 Paul Marciano lascia l’incarico di CEO a Victor Herrero, assumendo l’incarico di presidente esecutivo e mantenendo il ruolo di direttore creativo.
  • Il 2 febbraio 2019 l’incarico passa a Carlos Alberini, già direttore operativo dell’azienda tra il 2000 e il 2010.
  • Nel 2018 si è registrato un aumento del 10% delle vendite rispetto al 2017, l’anno fiscale è stato chiuso con un utile netto di 17,16 milioni di dollari.

Una curiosità del brand è che la produzione della linea uomo viene fatta in Italia, nel distretto toscano; mentre gli altri prodotti sono destinati per lo più alle aziende asiatiche, come la borsa che vedremo tra poco.

Senza dubbio, il Made in Italy è una qualità riconosciuta in tutto il mondo, per cui non sarebbe male se i brand più autorevoli, come Guess, decidessero di portare nel Bel Paese la manifattura delle loro linee di abbigliamento ed accessori.

Incrociamo le dita!

Guess è un marchio che conta oltre 1000 punti vendita con i monomarca negli States, in Canada, in Europa, in Asia e Sudamerica; e altri 624 store in licenza.

È presente in oltre 100 Paesi, con un totale di oltre 14 mila dipendenti.

Non è un brand del lusso, ma un marchio che ha scelto una fascia di mercato differente, parlando ad un pubblico abbastanza giovane, come le donne tra i 25 e i 35 anni.

Ma, forse, qualche “legame” con i luxury brand ce l’ha: elementi che hanno trascinato Guess in tribunale.

Andiamo a vedere di cosa sto parlando, attraverso la recensione dettagliata della mia borsa.

Guess: ecco la borsa che ho scelto!

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La borsa che ho scelto è la Genevieve, un modello a secchiello, 100 % poliuretano, con tracolla regolabile, accessori in oro pallido, color rosso.

L’ho ordinata on line e mi è arrivata in pochi giorni.

Il prezzo pieno era di 129,00 euro ma grazie ai saldi l’ho pagata 64,50 euro senza aggiungere altro per la spedizione. Ottimo!

In questo periodo, ci sono molti saldi sugli accessori e l’abbigliamento; sicuramente è collegabile al momento storico che stiamo vivendo, a causa della pandemia dovuta al covid 19, e alle conseguenze sulla produzione.

Per cui, chi ha la possibilità potrebbe approfittare dei saldi e sostenere la filiera.

Sono tantissimi i settori che, attualmente, stanno soffrendo. E tra questi c’è la produzione dell’abbigliamento, e la moda in generale.

Se ne parlo è perché io stessa sono un pezzo di questo mondo, dal momento che mi occupo di produzione di borse Made in Italy, nel cuore della pelletteria napoletana.

La mia azienda collabora con diversi brand, alcuni molto famosi. E conosco da vicino la crisi economica che stiamo passando.

Una crisi che appartiene a tutti e che rischia di colpire maggiormente le fasce deboli, come i lavoratori precari.

Non passa giorno che io non pensi al futuro dei nostri giovani e alle opportunità che gli sono state tolte.

Ma andiamo avanti, e ricarichiamoci di positività!

La borsa Guess che ho comprato non è di pelle, ma in materiale sintetico.

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Normalmente non preferisco la “plastica” ma, di tanto in tanto, provo a diversificare il mio guardaroba. Inoltre, la prossima tendenza di stagione riguarderà le borse a secchiello, per cui mi sono regalata un piccolo momento fashion!

Vediamo tutti i dettagli della mia borsa:

  • Ho ricevuto la mia borsa in un packaging abbastanza curato: si tratta di un dettaglio che le aziende grandi non possono trascurare. Mi aspettavo una confezione così!
  • All’interno della scatola, trovo le informazioni circa le scelte sostenibili del brand e una brochure che mi mostra i modelli Guess, oltre che le indicazioni per un eventuale reso.
  • Guardo, nel complesso, la mia borsa e il colore mi piace molto: la tintura è compatta e si presenta bene. Ma non dimentichiamo che “colorare” un tessuto sintetico è molto più semplice rispetto alla pelle, per cui la resa sarà migliore.

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  • Apro la mia borsa e trovo subito l’etichetta di provenienza: Made in Myanmar, come già abbiamo anticipato. Mi ricorda qualcosa! Abbiamo visto altre borse fatte in Myanmar: ricordi quali? La borsa Love Moschino e la borsa Twinset. 
  • L’interno della mia borsa presenta una fodera marrone che richiama le tonalità dell’oro, con la trama Guess. Trovo un taschino sulla parte anteriore, abbastanza piccolo (mi chiedo se ci può entrare lo smartphone!), e una tasca con zip dall’altro lato, assieme al logo del marchio.

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  • Riscontro alcuni problemi nelle rifiniture della borsa, cioè nei dettagli: riesco a vedere punti di colla non rimossi – fili volanti che vogliono uscire dalle cuciture – approssimazioni ai lati della borsa, che sembrano “cuciti” male dopo l’aggiunta della fodera interna. Particolari che non posso trascurare!

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Giro la borsa, ancora, tra le mani e vedo ciò che non avrei voluto: la mia borsa è rotta!

In basso, è evidente una “sbucciatura” del materiale principale. Un grosso errore di controllo qualità, prima della spedizione.

Dovrei fare il reso, a questo punto. Ma non so se lo farò.

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Prima ti ho parlato di alcuni problemi che hanno portato la Guess in tribunale.

Cosa intendevo?

Ti faccio una domanda: hai mai fatto caso al dettaglio che il monogram di Guess è molto simile a quello di Gucci? Parlo della trama stampata sull’intera borsa, che riporta le due G in un rombo…

Questa scelta stilistica non è piaciuta molto ai signori Gucci, per cui hanno fatto causa a Guess, in diverse nazioni. Ma non è andata sempre allo stesso modo.

A New York, Gucci ebbe un piccolo risarcimento.

Ma a Milano, capitale della moda italiana e patria di Gucci, l’azienda fiorentina ha dovuto soccombere. Tutte le accuse verso Guess sono state rifiutate stabilendo che:

(…) Il motivo a rombi e i motivi floreali sono comuni nel mondo della moda e, in particolare, che il popolare pattern del logo di Guess “G Quadrata” (anche con una G sola nell’angolo del rombo) non abbia “niente a che fare” con il modello della doppia G intrecciata di Gucci, una delle principali lamentele presentate da Gucci”.

La causa è terminata così nel 2013.

Ma le “ispirazioni” di Guess a mio avviso sono molto visibili.

Non si tratta, certamente, di copie o di concorrenza sleale, ma alcuni dettagli richiamano quelli di altri brand famosi, come la targhetta in metallo posta sulla chiusura delle borse, che risulta molto simile a quella firmata Prada.

Tuttavia, le ispirazioni nella moda non sono un reato. E Guess, negli anni, ha saputo ben calibrare design, tendenze e “citazioni”.

Guess: la mia borsa è promossa?

Il brand franco-statunitense è promosso. Per la sua storia, l’inventiva e l’intuito dei suoi fondatori; per l’impegno negli anni e per la scelta di espandersi nel globo, dando lavoro a molte persone.

La mia borsa Guess è ugualmente promossa, ma senza troppo entusiasmo.

È un buon prodotto, ma potrebbe dare sicuramente di più.

La cura per i dettagli, cioè per le rifiniture della lavorazione, potrebbe essere maggiore; così come il controllo qualità prima della spedizione.

La mia borsa è arrivata rotta e questo non è un errore da poco.

Ma il rapporto qualità /prezzo non è male, anche se avessi pagato il prezzo pieno, dal momento che un marchio così strutturato ha il compito di sostenere un’intera filiera produttuva. Inoltre è una borsa di tendenza, elegante e dall’aspetto glamour.

In pratica, è una borsa d’apparenza! Ma anche quello a volte può tornare utile.

Scrivimi qui sotto cosa ne pensi e se hai mai comprato una borsa Guess!

Voti (0/5)

Cuciture 3 1/2
Tintura 3
Rifiniture 2
Rapporto qualità/prezzo 4
Utilità 4

Guarda subito la mia recensione alla borsa Guess!

Consigliami un’altra borsa da raccontare!

Grazie per il tempo che mi hai dedicato.

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